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Il voto in Spagna: Socialisti al 44,4%, Popolari fermi al 39,6%

Vince Zapatero,

l’uomo che ha sfidato

le gerarchie vaticane 

FAIR PLAY – Il premier Zapatero e il suo rivale Rajoy si stringono la mano, al termine di un dibattito. La campagna elettorale spagnola è stata caratterizzata da una grande correttezza

di Ersilio Mattioni

MADRID (10 marzo 2008) –  “Governerò per tutti, ma soprattutto per coloro che non hanno tutto”. Con queste parole il premier Jose' Luis Rodriguez Zapatero ha salutato la folla di sostenitori davanti alla sede madrilena del Psoe. La vittoria di ieri alle elezioni politiche è frutto del buon governo di questi anni, del coraggio riformista di un presidente che ha investito sui giovani e sullo sviluppo. Un presidente che ha, senza farsi intimorire dalle gerarchie ecclesiastiche, ha fatto fare alla Spagna passi da gigante sul fronte dei diritti civili. Nella cattolicissima penisola iberica – e con la chiesa cattolica platealmente schierata contro i socialisti – ha vinto colui che ha introdotto i matrimoni gay, annunciando persino un disegno di legge che permetta alle coppie omosessuali di adottare figli. Com’è evidente, si vince o si perde se si governa bene o male. Le questioni etiche, insomma, contano in modo relativo. Solo in Italia si ritiene che i preti abbiano ancora tanto potere sulle masse. Ma questa è tutta un’altra storia. 

Tornando a bomba, in base ai risultati diffusi dal ministero degli interni, numeri che attendono solo la conferma ufficiale, il Partito Socialista ha ottenuto il 44,4% dei voti, mentre il Partito Popolare si è fermato al 39,6%. In proiezione in seggi, questi dati darebbero al Psoe 168 seggi nel nuovo parlamento, contro i 154 del PP. Il portavoce dei Popolari spagnoli, Pio Garcia Escudero, si è complimentato per la vittoria e il premier Zapatero ha ricevuto una telefonata di auguri da Mariano Rajoy, il suo diretto rivale e leader del PP. Rajoy può comunque essere soddisfatto del risultato, superiore a quello che tutti i sondaggisti gli avevano attribuito. 

Le elezioni si sono svolte, per la seconda volta, in un clima surreale. Nel 2004 furono le stragi di Madrid firmate da Al Qaeda a sconvolgere la Spagna tre giorni prima del voto; nel 2008 a due giorni dalle elezioni un nuovo atto di terrorismo, questa volta dell'Eta con l'uccisione del politico socialista Isaias Carrasco, ha cercato di destabilizzare il Paese. La risposta dei cittadini è stata chiara: ha votato più del 61 percento, una percentuale superiore a quella di quattro anni fa.

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