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Povera Calabria! Dopo il pm De Magistris anche il prete antimafia viene trasferito: LOCRI, IL VATICANO RIMUOVE IL SACERDOTE CHE LOTTAVA CONTRO LA ‘NDRANGHETA
LOCRI (Reggio Calabria), 12 novembre 2007 – Monsignor Giancarlo Bregantini ha 59 anni e, da 13, era alla guida della difficile diocesi Locri-Gerace in Aspromonte. Un impegno, il suo, in prima linea contro la ‘ndrangheta. Oggi è tutto finito. Il Vaticano ha infatti reso ufficiale il suo trasferimento all'arcidiocesi di Campobasso-Boiano. E, come sempre nel linguaggio ipocrita delle gerarchie ecclesiastiche, si parla di “promozione”. Insomma, ai danni della decisione le beffe di un linguaggio canzonatorio. La biografia di monsignor Brigantini parla da sé: fu lui a imporre che fossero i parroci, e non i genitori, a scegliere i padrini dei sacramenti, così da interrompere il perpetuarsi di uno strumento mafioso per sancire alleanze e affiliazioni. E fu sempre lui a lanciare la scomunica contro gli esponenti della ‘ndrangheta, incoraggiando i ragazzi di Locri, dopo l'omicidio Fortugno, a promuovere cooperative di lavoro nella regione con la più alta disoccupazione d'Italia, per non essere potenziali manovali del crimine. Già, perché la legalità si costruisce col lavoro e lui, un prete-operaio che viene dal Nord, lo sapeva bene. In questo scenario questa singolare ‘promozione’ non può non suonare come una vittoria dei poteri forti, della mafia della lupara e di quella degli affari. “Chi si credeva di essere questo Monsignore venuto dal Nord e cosa pensava di fare in una terra dove gli assassini la fanno da padrone?” Scrive disilluso un ragazzo calabrese su un blog. Strano Paese, l’Italia. In un terra dove, di legalità, c’è bisogno come dell’aria che si respira, prima il governo se la prende con il pubblico ministero Luigi De Magistris (colpevole di indagare sui potenti) e poi il Vaticano rimuove un sacerdote coraggioso che lottava contro la ‘ndrangheta. Sia detto senza retorica, davvero. Ma come si fa non perdere la speranza? |