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Approvato il finanziamento per lo sviluppo delle reti transeuropee dal 2008 al 2013: all’Italia più di 1 miliardo di euro TAV, UN PASSO AVANTI: A GENNAIO IL VOTO DEL PARLAMENTO EUROPEO
BRUXELLES (30 NOVEMBRE 2007) – Il Comitato Ten (di cui fanno parte le nazioni interessate allo sviluppo delle reti europee di trasporto) ha pronunciato ieri un fatidico ‘sì’. E lo ha pronunciato all’unanimità. La proposta della Commissione Europea è pertanto stata approvata e ora si può cominciare, in modo serio, a ragionare sulle grandi infrastrutture necessarie per la crescita e lo sviluppo del Vecchio Continente. Nel complesso sono stati stanziati più di cinque miliardi di euro e all’Italia toccherà oltre un quinto di questa discreta sommetta: per la precisione il nostro Paese incasserà 1066 milioni di euro che saranno utilizzati per la costruzione del collegamento ferroviario Lione-Torino (la famigerata Tav), per il Brennero e per altre opere minori. La Tav fa dunque un passo avanti. Anzi, l’opera partirà, a quanto pare. Sempre che la popolazione della Val Susa lo consenta. Durante gli anni del governo di Silvio Berlusconi, su quelle montagne, fu battaglia. Anche perché il ministro degli interni, Beppe Pisanu, preferì mandare la polizia a manganellare vecchi e ragazzini, piuttosto che incontrare i sindaci e i comitati spontanei. Questione di scelte. La Val Susa non gradì, resistette e vinse. Temporaneamente. Poi cambiò il governo. E Romano Prodi, nonostante i suoi perplessi alleati di sinistra, garantì che la Tav si sarebbe fatta, in un modo o nell’altro. Dichiarazioni di un premier incontinente: difficile aprire un dialogo con le popolazione giustamente incazzate, se si usano toni da crociate. Tutto questo interesse della politica sulla Tav è sospetto. I pendolari ci mettono (quando va bene) un’ora e un quarto da Milano a Varese. Quando va male, invece, ci mettono il doppio. E quando va malissimo, non partono neppure, perché le Ferrovie dello Stato – ogni tanto, senza preavviso e a loro insindacabile giudizio – sopprimono i treni. Sulla Salerno-Reggio Calabria, ogni anno, si contano le croci: una strada che dire pericolosa è un eufemismo e che da decenni non è più in grado di reggere la metà del traffico che sopporta. A Milano chi viaggia in tangenziale stramaledice sindaci, governatori e presidenti di provincia degli ultimi vent’anni. A Venezia chi è costretto a usare il passante di Mestre preferirebbe suicidarsi. E non si conosce un italiano che non sia stato in coda sul raccordo di Bologna o che non abbia sentito parlare, almeno una volta, della variante di valico che, ovviamente, non è mai stata realizzata.
Ecco, a noi fa impressione che in
siffatto Paese dei Campanelli la priorità si chiami Tav. E che dal
centrodestra al centrosinistra (con poche eccezioni) siano tutti lì
a tifare per questa strana galleria che, tra l’altro, non
trasporterà neppure un passeggero ma soltanto delle merci. Ci fa
impressione, insomma, che a sentir parlare i politici sembra una
questione di vita o di morte: o si fa la Tav o l’Italia è tagliata
fuori dall’Europa, per sempre! Mamma mia, quanto spaventano i ritornelli
roboanti e perentori. E quanto convincono. Certo, se la stessa
perentorietà l’avessero usata per tutte le altre opere qui ricordate
en passant, forse oggi una città come Milano non si muoverebbe a 18
chilometri all’ora. Ma questa è un’altra storia. |
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