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ARCONATE

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Furbizie, errori, malamministrazione, ripicche e il solito vizio italiano dello ‘scaricabarile’

L’incredibile storia di Palazzo Taverna

Il caso del palazzo settecentesco, ormai diventato una bomba finanziaria, è ancora nelle aule dei tribunali. Una sola amministrazione andò a un passo dal risolverlo: mancò il tempo. O forse qualcuno volle impedirlo. Sono passati 17 anni. Quanto tempo dovranno ancora aspettare i cittadini di Arconate per diventare i legittimi proprietari di palazzo Taverna?

 

A cura della redazione di www.ersiliomattioni.it

 

 ARCONATE (15 maggio 2007) – Il 2007 sarà un anno decisivo per una questione spinosa che si trascina dal lontano 1987: la proprietà di palazzo Taverna.

 

1987

Una scelta dell’allora amministrazione comunale (un monocolore democristiano guidato da Bruno Pisoni, con l’attuale sindaco, l’onorevole Mario Mantovani, nel ruolo di assessore all’urbanistica) impedisce agli Arconatesi di diventare proprietari dell’immobile: il comune rinuncia all'acquisto per 180 milioni di lire e il palazzo finisce nella mani di una società privata, Le Ginestre srl.

 

1988

Ci sono le elezioni comunali e la Democrazia Cristiana esce sconfitta, dopo una campagna elettorale violentissima. Tema dominante: palazzo Taverna, con la sinistra che tra le righe accusa l’allora assessore Mantovani (attuale sindaco) di aver comprato il palazzo per sé servendosi di una società di prestanome, per l’appunto Le Ginestre srl. Mantovani nega ogni addebito e la sinistra si limita a manifesti e volantini, senza avere il coraggio di investire la magistratura del problema.

 

1990

L’amministrazione comunale di sinistra (guidata da Piercarlo Maggiolini) avvia l’esproprio del palazzo settecentesco, occupandolo d’urgenza. Le Ginestre srl si oppongono per vie legali. Dal 1988 al 1997, durante i due mandati del sindaco Maggiolini, si assiste alla rovina di palazzo Taverna: spariscono scale del ‘600, si chiudono camini, si rovinano affreschi e, come se non bastasse, la battaglia legale viene gestito in modo quantomeno discutibile. Risultato: nel 1997 il palazzo è un cantiere abbandonato e il Tribunale Amministrativo della Lombardia è ben lontano dal pronunciare una sentenza. Il tutto nell’indifferenza più totale. Soltanto la voce dei giovani di Rinascita Arconatese si leva per denunciare lo scandalo!

 

1997

Luciano Poretti è il nuovo sindaco di Arconate. Poretti è a capo di una lista civica di centrodestra, alleata con Rinascita Arconatese. Dal 1997 al 2001 si lavora a pieni ritmi nell’ex cantiere abbandonato. Grazie all’impegno del sindaco Poretti, dell’assessore ai lavori pubblici Salvatore Ottanà e dell’assessore alla cultura Christian Ferrario si compie una specie di miracolo: palazzo Taverna viene restaurato e inaugurato, il piano superiore viene adibito a biblioteca e il piano inferiore viene lasciato libero, mentre si studia un progetto per un centro culturale e per le sale di rappresentanza del comune.

 

1998

L’Amministrazione Poretti-Rinascita fa qualcosa di più: allaccia un rapporto con Le Ginestre srl e avvia una trattativa bonaria, la quale farebbe decadere tutti i ricorsi in tribunale e farebbe diventare gli Arconatesi i legittimi proprietari dell’immobile. Le Ginestre srl avanzano la seguente richiesta: uno scambio di aree. In sostanza, sono disponibili a cedere palazzo Taverna al comune in cambio dell’area ex Bocca (lo spazio pubblico in via Silvio Pellico) allo scopo di costruire una casa di riposo per anziani: l’opera, riferiscono sempre Le Ginestre, sarà costruita dalla Fondazione Mantovani. Si tratta. Ma non si trova l’accordo. O meglio: un accordo si trova ma va perfezionato. Anche perché, contro l’idea dello scambio di aree, due ex sindaci (Maggiolini e Pisoni) avviano una raccolte firme che arriva a quota 1700. La petizione Maggiolini-Pisoni confonde le acque, parlando di baratto e lanciando accuse di scarsa trasparenza e le pressioni sull’amministrazione in carica sono enormi.

 

2000-2001

Rinascita Arconatese chiede tempo e chiede di rimandare la definizione dell’accordo Comune di Arconate-Ginestre srl a dopo le imminenti elezioni comunali. Ma quel tempo non sarà mai accordato. Torna così la tensione e l’accordo salta per aria: rimarrà comunque l’unico tentativo serio di risolvere l’annoso caso per via bonaria, un tentativo che andò a un passo dalla riuscita. Qualcuno volle impedirlo. E ancora oggi i motivi non sono chiari.

 

2001

Mario Mantovani (diventato nel frattempo eurodeputato, nel 1999) rompe gli indugi: scende in campo e, dopo una campagna spettacolare, diventa sindaco con il 51 percento dei consensi. Intanto, palazzo Taverna è sempre lì: sempre gli stessi problemi e sempre quel ricorso pendente in tribunale.

 

2003

La sentenza del TAR da torto agli Arconatesi: l’esproprio del 1990 viene dichiarato illegittimo! Un fulmine a ciel sereno: se la sentenza venisse confermata dal Consiglio di Stato (organo al quale il nostro comune fa ricorso), il bilancio arconatese ne uscirebbero distrutto. Non a caso, oggi, si parla di palazzo Taverna come di “una bomba finanziaria”. E si calcola che il Comune di Arconate potrebbe essere condannato a sborsare dai 2 ai 3 milioni di euro. Sarebbe una tragedia! Dunque, che fare?

 

2005

Il sindaco Mantovani cerca di risolvere la questione a modo suo: alla fine di luglio, con un terzo degli Arconatesi in vacanza, indice un referendum, col quale chiede di spostare la biblioteca da palazzo Taverna alla ex casa Maggiolini (nel frattempo acquisita al patrimonio pubblico), di spostare il comune a palazzo Taverna e di liberare il municipio per un servizio di pubblica utilità. Sembra il gioco delle tre tavolette e nessuno capisce il senso di questa mossa. Tant’è che i pochi Arconatesi recatisi in piazza per votare bocciano la trovata del sindaco.

 

2006

Il 67 percento dei cittadini conferma a Mantovani la fiducia e il sindaco, forte di un successo senza precedenti, può tornare a lavorare anche su palazzo Taverna.

 

2007

Mantovani tira fuori dal cilindro magico una nuova (e insieme vecchia) proposta: trattare con Le Ginestre srl e comprare l’immobile settecentesco. Con che soldi? In piccola parte con mezzi propri e in grande parte con l’alienazione di un immobile o di un’area pubblica. Ma la notizia passa inosservata: viene pubblicata sul Bollettino della Giunta, in caratteri microscopici e un po’ imboscata, quasi fosse una cosa irrilevante. Non lo è. Per almeno due ragioni. La prima: mai il sindaco Mantovani aveva dichiarato apertamente di essere in trattativa con Le Ginestre srl. La seconda: il sindaco Mantovani non dice cosa, di preciso, vuole vendere, quale immobile o quale area. Un po’ di chiarezza in più sarebbe auspicabile.

 

Un fatto, invece, è chiarissimo

Saranno le giovani generazioni (la nuova classe politica di Arconate) a sopportare il peso delle furbate, degli errori e delle ripicche dei vecchi amministratori. Quelli che impedirono agli Arconatesi di diventare proprietari di palazzo Taverna, quelli che lo occuparono per distruggerlo, quelli che impedirono l’accordo del 2001, quelli che a distanza di 17 anni dagli eventi passano il tempo a darsi la colpa, giocando a scaricabarile: ecco chi sono i veri responsabili!

 

Per ulteriori informazioni: parlacon@ersiliomattioni.it

 

 

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