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Il sacerdozio di Maggiolini,
l’ironia di Mantovani e,
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ARCONATE (10 giugno 2008) – “Arconate è il paese dei miracoli. Qualcuno diventa senatore, qualcun altro diventa sacerdote”. Domenica sera, al termine della processione del corpus domini, il sindaco Mario Mantovani ha salutato così, con eccellente ironia, don Piercarlo Maggiolini, l’ex primo cittadino arconatese che, all’età di 60 anni, ha deciso di farsi prete. Chi mi conosce da qualche tempo, sa bene cosa io pensi dei preti (con le debite eccezioni, ben inteso). Meglio non approfondire, almeno in quest’occasione.
La mente corre agli Anni Novanta. Sono stato un fiero avversario politico dell’ex sindaco Maggiolini, al quale ho sempre riconosciuto di aver amministrato con spirito di servizio e nell’esclusivo interesse dei suoi concittadini. Sui risultati, poi, ognuno valuta: c’è chi ritiene siano stati positivi, c’è chi ritiene siano stati negativi. Io appartengo alla seconda categoria.
Adesso tutto è cambiato. Non c’è più il Piercarlo Maggiolini politico, colui che fu il capo dell’opposizione per dieci anni e il sindaco per altri nove. Adesso c’è il Piercarlo Maggiolini sacerdote, ministro di dio e della chiesa e tutte le altre cose che sappiamo. Politica e religione, due sfere differenti, autonome, non sovrapponibili. In teoria, perché l’Italia è il Paese dove il papa e i vescovi parlano di politica tutti i giorni in televisione: vediamo di più la loro porpora delle cravatte degli onorevoli. D’accordo, direte, tra gli uni e gli altri…
C’è però un dettaglio: la forma. Già, perché la forma è importante. Formalmente, dunque, chi fa il prete non può fare il politico e viceversa. Dettaglio che non è sfuggito al senatore Mantovani. Così, nel discorso di augurio a don Maggiolini, il sindaco di Arconate gli ha ricordato che d’ora in poi dovrà badare alle anime (o, per volare più basso, alle coscienze) e non alle cose terrene. Leggi: basta prendere posizione sulle vicende politiche arconatesi!
Secondo alcuni Mantovani non avrebbe dovuto spingersi fino a quel punto, secondo altri invece ha fatto bene. Ognuno la pensi un po’ come crede. Io mi limito a osservare che il neo senatore ha detto una cosa tanto ovvia e naturale da dover essere per forza condivisa. Anzi, credo che il primo a essere d’accordo sarà lo stesso don Maggiolini.
Eppure, c’è dell’altro dietro quella frase del senatore Mantovani. C’è una riflessione che investe i rapporti di questi anni – non sempre sereni, spesso burrascosi – tra amministrazione comunale e parrocchia. A volte, fra il parroco don Franco Quadri e il sindaco Mantovani, è sembrato di assistere alla versione arconatese di don Camillo e Peppone. Con una differenza non da poco: nella storia raccontata dal grande Giovannino Guareschi il sindaco era un comunista. La sostanza, tuttavia, è identica: anche ad Arconate il prete deve fare il prete e il sindaco deve fare il sindaco. Cosa che non sempre accade. E la colpa non sta mai da una sola parte. Una certezza: una chiesa troppo invadente danneggia i fedeli, una amministrazione comunale poco rispettosa dell’autonomia della parrocchia danneggia i cittadini. Se si provasse ad abbassare il tono? Fermo restando che, da laico, mi disturbano di più le ingerenze clericali.
Tornando all’incipit, Mantovani senatore e Maggiolini prete: le due cose sono collegate? No, non sono neppure collegabili a rigor di logica. E lungi da me voler scherzare con le conquiste politiche o con le vocazioni. Volendo però leggere fra le righe, è impossibile non notare un link. Le fortune politiche di Mantovani hanno disintegrato i suoi avversari di sempre, ai quali altro non resta se non cambiare paese o farsi preti. Si scherza, ovvio. Ma – se vi fermate a pensare – un fondo di verità c’è…
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