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IL GOVERNO LETTA, SU PROPOSTA DEL MINISTRO ALFANO, SCIOGLIE IL COMUNE DELL'HINTERLAND MILANESE PER INFILTRAZIONI DELLA 'NDRANGHETA. UN ANNO FA L'ARRESTO DEL SINDACO PER CORRUZIONE

Sedriano sciolto per mafia: primo caso in Lombardia in 65 anni di storia repubblicana

 

 

GAME OVER - Il sindaco Alfredo Celeste (Pdl) e il gruppo di potere che governa Sedriano. Da sinistra: Teresa Costantino (consigliere comunale Pdl) e il padre Eugenio, in carcere con l'accusa di mafia; il chirurgo Marco Silvio Scambra (agli arresti domiciliari con l'accusa di essere un collettore di voti per le cosche) con la moglie Silvia Stella Fagnani (capogruppo Pdl in consiglio comunale); più in alto l'avvocato Giorgio Bonamassa, legale sia del sindaco sia del comune. Oggi sono tutti disoccupati. Il comune è stato sciolto per mafia

 

di Ersilio Mattioni

 

SEDRIANO (MILANO) - 16 ottobre 2013 E’ passato poco più di un anno dal suo arresto per corruzione nell’inchiesta sui rapporti politica-‘ndrangheta e sul voto di scambio in Lombardia, che portò in carcere l’ex assessore regionale del Pdl Domenico Zambetti e altre diciassette persone fra presunti boss, faccendieri e picciotti. Un anno che il sindaco di Sedriano, Alfredo Celeste (Pdl), ha utilizzato per insultare tutto il mondo: i giornalisti del Fatto Quotidiano, di Repubblica, del Sole 24ore e di Libera Stampa l’Altomilanse, il prefetto di Milano, i pubblici ministeri titolari dell’inchiesta, i partiti politici di centrosinistra e persino gli ex alleati della Lega Nord. Tutti responsabili di aver ordito un complotto contro un’amministrazione comunale che imperterrita ha continuato a governare, approvando piani urbanistici e distribuendo incarichi legali a Giorgio Bonamassa, colui che in quattro anni e mezzo ha ricevuto lavori per 430.000 euro, trovandosi nell’imbarazzante condizione di essere sia il legale del comune sia quello privato del sindaco.

A Gennaio, uscito dai domiciliari, Celeste è tornato a camminare a testa alta in paese e in municipio, stringendo mani, dispensando sorrisi e giurando sulla sua innocenza. Poi, a marzo, la prima doccia fredda: il prefetto insedia in comune la Commissione d’accesso che ha tempo novanta giorni per proporre o meno lo scioglimento per mafia. Lo propone, lo scrive nero su bianco in un documento che viene spedito a Roma, al ministero degli Interni. Ieri sera la decisione del governo di Enrico Letta su proposta del ministro Angelino Alfano: Sedriano viene sciolto per mafia. E’ il primo comune in Lombardia, in sessantacinque anni di storia repubblicana, a subire questo provvedimento. Negli altri casi – da Trezzano a Buccinasco, passando per Desio – i consiglieri di maggioranza si erano sempre dimessi prima, evitando ai propri concittadini un’onta indelebile.

A Sedriano no. Il sindaco ha sempre conservato una risicata ma granita maggioranza: dieci persone, fra cui la giovane Teresa Costantino (figlia di Eugenio, in carcere con l’accusa di mafia, sequestro di persona, estorsione e violenza) e Silvia Fagnani (moglie del chirurgo dell’Humanitas Marco Scalambra, per mesi in cella con l’accusa di essere un collettore di voti per le cosche della ‘ndrangheta). Ancora qualche giorno fa, l’11 ottobre, il sindaco ostentava sicurezza e diffondeva un comunicato di scherno e insulti verso la Carovana antimafia che, per sabato 19 ottobre, ha organizzato un presidio per la legalità a Sedriano, raccogliendo l’adesione di tutte le forze politiche, Pdl escluso. Celeste bollava i militanti della Carovana come “la solita famigerata banda di manettari giustizialisti e forcaioli, che in una competizione elettorale raccolgono un consenso politico pari a un prefisso telefonico”.

 

All’inizio di ottobre la Procura di Milano ha chiesto per Celeste il rinvio a giudizio, proponendo per il sindaco indagato la sorveglianza di tre anni, in quanto “socialmente pericoloso”. Celeste si difenderà in tribunale, dove non potrà invocare complotti. Nel frattempo Sedriano è stato sciolto per mafia. E qui finiscono i giochi per un sindaco che, in questi mesi, ha trasformato il comune – dal sito web ai pannelli luminosi – in una gigantesca macchina per la propaganda. Qui finiscono i giochi per i suoi fidi assessori e consiglieri che ripetevano come un disco rotto “la mafia da noi non esiste”. L’incolpevole – a volte inconsapevole – popolazione, intanto, paga conseguenze altissime.

 

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