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NEL COMUNE DELL'HINTERLAND MILANESE DECISIONI PRESE DA UN GRUPPO RISTRETTO DI 4 PERSONE: IL SINDACO, IL SUO AVVOCATO E DUE PRESUNTI BOSS DELLA 'NDRANGHETA. GIUNTA E CONSIGLIO NON CONTEREBBERO NULLA  

Il prefetto scrive al ministro: Sedriano va sciolto per mafia

 

 

GRUPPO DI POTERE - Il sindaco Alfredo Celeste (Pdl) e il gruppo di potere che governa Sedriano. Da sinistra: Teresa Costantino (consigliere comunale Pdl) e il padre Eugenio, in carcere con l'accusa di mafia; il chirurgo Marco Silvio Scambra (agli arresti domiciliari con l'accusa di essere un collettore di voti per le cosche) con la moglie Silvia Stella Fagnani (capogruppo Pdl in consiglio comunale); più in alto l'avvocato Giorgio Bonamassa, legale sia del sindaco sia del comune

 

di Ersilio Mattioni

 

SEDRIANO (MILANO) - 6 settembre 2013 Sciogliere Sedriano per mafia, perché in municipio, in questi anni, ha agito e in parte ancora agirebbe un gruppo di potere che avrebbe di fatto annullato il ruolo del consiglio comunale e della giunta. Sarebbe questo, secondo indiscrezioni che siamo però riusciti a verificare nella sostanza, il contenuto del rapporto della Commissione prefettizia che da aprile si è insediata in municipio e continua ancora oggi a setacciare gli uffici. La prima relazione, firmato dal viceprefetto di Milano, nonché presidente del gruppo di esperti, Anna Pavone, sarebbe stata scritta lo scorso 10 luglio e poi spedita a Roma. Oggi sarebbe sul tavolo del ministro degli Interni, Angelino Alfano. E toccherebbe dunque al governo di Enrico Letta decidere se accogliere o meno il caldo invito della prefettura. In Lombardia non è mai successo. In 65 anni di storia repubblicana nessun comune è stato sciolto per mafia. Ci andò molto vicino Desio (leggi l'articolo: Desio, la 'ndrangheta dentro le istituzioni), ma i consiglieri brianzoli della Lega Nord, dopo aver letto le carte dell’inchiesta, decisero di mandare a casa il sindaco Pdl che fino a quel momento avevano sostenuto, evitando che la loro città venisse marchiata a fuoco.

A Sedriano, invece, non è bastato l’arresto per tre mesi del primo cittadino, pure lui del Pdl, Alfredo Celeste, accusato dall’ottobre 2012 di corruzione dentro un’inchiesta sui rapporti fra la politica e la ‘ndrangheta. Non è bastato apprendere che in consiglio comunale siedono la figlia e la moglie – Teresa Costantino e Silvia Fagnani – di due presunti affiliati alla malavita calabrese. Non è bastato leggere che questi presunti ‘boss’, Eugenio Costantino e Marco Scalambra, sono considerati responsabili di una serie impressionante di reati, che vanno dal sequestro di persona a scopo di estorsione (Costantino) al tentativo di truccare le elezioni offrendo ai candidati “i voti delle lobby calabresi” (come scrive Scalambra nel 2011 in un sms inviato a Marco Tizzoni, candidato leghista a Rho). Non è bastato venire a conoscenza della gara d’appalto sul verde pubblico del comune, con due aziende riconducibili a due cosche che si contendono il lavoro, litigano, minacciano ritorsioni e parlano apertamente di “mancanza di rispetto”. Non è bastato che, in tutta questa storia, fossero coinvolti i clan Di Grillo-Mancuso e Musitano, colonne portanti della ‘ndrangheta al nord. E non è bastato neppure che il sindaco Celeste, dopo aver sbandierato ai quattro venti il suo certissimo proscioglimento prima del processo, si sia invece ritrovato con la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Milano, con le prime udienze fissate per il 3,4 e 8 ottobre.


Quando Celeste si presenterà davanti al Giudice per l’udienza preliminare, sarà passato quasi un anno dal suo arresto. Dodici mesi, nei quali soltanto un consigliere di maggioranza, Antonella Pigliafreddo, ha rassegnato le dimissioni. Gli altri sono ancora tutti lì, a tenere bordone a un sindaco che incredibilmente rimane attaccato alla sedia, che si proclama innocente, che si autoassolve e che, per non farsi cambiare nulla, fa approvare a una giunta e a un consiglio comunale evidentemente sotto il suo controllo il nuovo Piano di governo del territorio, lo strumento urbanistico che disciplina crescita, sviluppo, valore dei terreni. Il tutto sotto la regia dell’avvocato Giorgio Bonamassa, l’unico penalista d’Italia a essere anche l’estensore del Piano di governo del territorio. Diritto e urbanistica. E un affare d’oro, perché l’incarico del super avvocato vale 80.000 euro, cui se ne sommano, dal 2009 a oggi, molti altri per un totale da capogiro: 430.000 euro (leggi l'articolo: I guadagni da favola dell'avvocato del sindaco).

E sarebbe proprio Bonamassa – legale del comune e allo stesso tempo difensore di fiducia dell’indagato Celeste, nonché amico personale del primo cittadino – una pedina importante di quel gruppo di potere ristretto che prende le decisioni, assieme al sindaco e ai presunti boss Costantino e Scalambra. La Commissione sarebbe in possesso di testimonianze dirette di riunioni, svolte proprio in municipio (ma anche altrove), tra i quattro soggetti, tre dei quali oggi sotto inchiesta. Incontri che sarebbero serviti per decidere su svariati argomenti della vita politico-amministrativa, prima di far ratificare il tutto alla giunta o al consiglio comunale. Il rapporto della Prefettura sul rischio di infiltrazioni della ‘ndrangheta in municipio è riservato. E’ stato Davide Milosa, sul Fatto Quotidiano on line, a rendere noto l’aspetto saliente di quel documento con un articolo dal titolo inequivocabile: “Il comune di Sedriano va sciolto per mafia. Il prefetto invia la relazione al ministro”. Sedriano anno zero. L’epilogo che si profila è tra i più tristi.

Ma quanto rischiano gli indagati? se i prossimi 3,4 e 8 ottobre il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Milano deciderà di accogliere le richieste del Pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia Giuseppe D’Amico, per Alfredo Celeste e per gli altri personaggi coinvolti nell’inchiesta sulle infiltrazioni delle mafia a Milano e nell’hinterland, le prospettive sono fosche. Fosse rinviato a giudizio, Celeste dovrà rispondere di corruzione, un’accusa che, se dichiarato colpevole, porta con sé una condanna fino a 5 anni di carcere, come prevede l’articolo 319 del codice penale. Oltretutto, se fossero provate le accuse, potrebbe trovare applicazione il secondo comma dell’articolo 319, che aumenta la pena “se il fatto ha per oggetto la stipulazione di contratti nei quali sia interessata l’amministrazione alla quale il pubblico ufficiale appartiene”. Ancora più pesanti le condanne che rischiano, sempre se dichiarati colpevoli, il presunto boss della ‘ndrangheta Costantino e il presunto collettore di voti per la mafia Marco Scalambra. Costantino, accusato di una sfilza di reati che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso (articolo 416 bis, che prevede una pena fino a 15 anni di carcere dal momento che di carattere ‘armato’) fino al sequestro di persona, rischia una condanna a oltre vent’anni di carcere. Scalambra, accusato di corruzione, rischia invece fino a cinque anni di reclusione. Potrebbero ricevere pene pesanti anche altri ‘pezzi da novanta’ dell’inchiesta. Il presunto boss di Cuggiono Sabatino Di Grillo e il suo guardaspalle Vincenzo Evolo (residente in una villetta di Battuello, frazione di Corbetta) devono rispondere di associazione a delinquere di stampo mafioso e di sequestro di persona a scopo di estorsione (articolo 630 del codice penale), oltre che di vari reati minori, tra diversi casi di estorsione: se giudicati colpevoli rischiano fino a vent’anni di reclusione. Domenico ‘Mimmo’ Mazzeo, presunto cassiere della ‘ndrangheta, che vive a Marcallo, rischia fino a 15 anni, sempre per associazione a delinquere di stampo mafioso. Giovanni Lazzati, presunto affiliato alle cosche residente a Castano Primo, potrebbe essere condannato fino alla pena di dieci anni per estorsione. Le posizioni di Costantino, Evolo, Di Grillo e Mazzeo sono rese infine più gravi per il fatto di essere recidivi, ovvero di essere già stati condannati in passato per reati dello stesso tipo. La legge (articolo 99 del Codice penale) parla chiaro: la loro pena può essere aumentata da un terzo alla metà.

 

ALTRI APPROFONDIMENTI

 

- L'hinterland di Milano, l'ultima frontiera della 'ndrangheta: storia di una penetrazione silenziosa

 

- La 'ndrangheta a Milano e nell'hinterland: video-intervista della tv olandese a Ersilio Mattioni

 

- Il prefetto insedia a Sedriano la Commissione d'indagine: comune a rischio scioglimento per mafia

 

- Case popolari: inchiesta sull'Aler Milano, dove un boss della ‘ndrangheta fa assumere la figlia

 

- Sedriano, i guadagni da favola dell'avvocato del sindaco: 430.000 euro dal 2009 a oggi

 

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