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L’Europa ci bacchetta e cita l’autostrada Salerno-Reggio Calabria come esempio. Ma c’è molto altro: la Milano-Torino, la variante di Valico, la Bre.Be.Mi. E la Tav, dove i politici sono riusciti a combinare un casino mai visto. Governato così, questo Paese non va da nessuna parte

Opere pubbliche, Italia lumaca d’Europa.

Ma dov’è la notizia?

 

IN VAL DI SUSA – Una pagina vergognosa di questo Paese: i politici, a parlare coi cittadini, non ci sono mai andati. Hanno preferito mandare la polizia a caricare i manifestanti.

 

di Ersilio Mattioni

 

ROMA (23 ottobre 2007) – In quanto a tempi di costruzione delle opere infrastrutturali, l'Italia è la lumaca d’Europa. A fronte dei 36 mesi della Spagna, dei 24 della Francia e dei tre anni della Gran Bretagna, cosa succede in Italia? Un esempio per tutti: la Salerno-Reggio Calabria, da decenni in costruzione, mai terminata, un pozzo senza fine per assorbire denaro pubblico. E’ quanto evidenzia l'Oice sulla base dei risultati di uno studio che ha messo a confronto i tempi di realizzazione di alcune opere-simbolo di paesi europei. “L'anomalia italiana – scrive l’Oice, la prestigiosa associazione delle organizzazioni di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica - è dovuta a diversi fattori: procedure complicate, norme incerte, risorse pubbliche sempre insufficienti”. Sei i punti fondamentali del pacchetto di proposte avanzato dall'Oice, oggi nel corso di un convegno, per diminuire radicalmente il gap con le maggiori nazioni europee: meno progettazione e più programmazione e controllo da parte del settore pubblico; centralità della progettazione (con revisione della disciplina dell'appalto integrato); la procedura ristretta come fattore di innalzamento della qualità progettuale; necessità di un sistema accurato di valutazione delle offerte e di un nuovo meccanismo di calcolo delle prestazioni (per correggere le anomalie di tempi e costi); superamento del meccanismo del massimo ribasso; ricorso al Pmc (project and construction managenment) con fattore di efficienza ed economicità. E a questo punto viene da ridere: chi conosce il nostro Paese, sa che questi sei precetti faranno la solita triste fine, cioè finiranno nel cesso.

 

La Salerno-Reggio è solo un esempio. Vogliamo parlare della Milano-Torino? Da quando esiste è un cantiere e non si capisce né se né quando terminerà. O vogliamo aprire il capitolo Pedemontana? Dopo decenni c’è finalmente un miliardo di euro e, si dice, forse adesso partiranno i lavori. Già, forse. E non tocchiamo il tasto Bre.Be.Mi.: in una delle zone più trafficate del mondo (qual è la Bergamo-Brescia-Milano) ancora non si sono messi d’accordo. L’opera è utile o inutile? Si discute, con tanti di costosissimi studi di settore. E la Tav? Qui i politici hanno fatto un casino tale che ora non sanno più come uscirne. In Francia ministri e parlamentari sono andati nei territori della Tav, hanno incontrato i sindaci e i cittadini prima di progettare l’opera. Risultato: tutti l’hanno accetta, tranne un’esigua minoranza. In Italia, invece, i politici non si sono fatti vedere e hanno cercato di calare dall’alto un progetto da fuori di testa! E la Valsusa, giustamente, si è ribellata. Beppe Pisanu, ex ministro degli Interni, ha persino mandato la polizia a picchiare vecchi e bambini. E non ha ottenuto nulla. Il Governo Prodi, manco a dirlo, è diviso. E la Tav è ferma. Questo povero Paese, governato così, non va da nessuna parte.

 

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