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TUTTO COMINCIA NEGLI ANNI '80 E '90 A MAGENTA, QUANDO I CLAN CALABRESI CACCIANO I SICILIANI. POI I SINDACI, CON IL LORO MITO DELL'ALTA VELOCITA', FANNO IL RESTO  

L'hinterland a nord di Milano, l'ultima frontiera della 'ndrangheta: storia di una penetrazione silenziosa

 

INFILTRAZIONI - Il territorio del Nord Milanese, nell'ottobre 2012, si è svegliato con una brutta sorpresa: 19 persone arrestate nell'inchiesta della Procura della Repubblica di Milano sui rapporti fra la politica e la 'ndrangheta

 

di Ersilio Mattioni

 

HINTERLAND MILANESE (7 giugno 2013) – Tutto comincia a Magenta fra gli anni ‘80 e ‘90, quando al piano rialzato della giardineria dei fratelli Pignatelli è in corso una riunione di una corrente del Partito Socialista Italiano. Un’auto passa, un uomo mette il braccio fuori dal finestrino e comincia a sparare. I vetri crollano, la gente si butta a terra e ci resta per venti minuti. Nessun ferito, un grande spavento e un messaggio chiaro, decifrato dai magistrati di Milano: è cominciata una guerra fra la ‘ndrangheta calabrese in forte ascesa e la mafia siciliana ormai in ribasso. Vinceranno i calabresi. E da quel momento non si sparerà più per un ventennio. Poi, il 15 luglio del 2008, due uomini a volto scoperto entrano in un bar di San Vittore Olona, alle porte di Legnano. Chiamano per nome Carmelo Novella e gli scaricano addosso tre colpi di pistola al volto. Novella è il capo della ‘ndrangheta in Lombardia che vuole emanciparsi dalla Calabria. I boss non gradiscono e lo fanno ammazzare. Due episodi di violenza plateale, quello degli anni ‘80 a Magenta e quello di San Vittore Olona, cui si aggiunge il tentativo del 2009 di assassinare Mario Filippelli nei boschi di Vanzaghello e l’omicidio di Rocco Stagno, sempre nel 2009, ammazzato in una masseria di Bernate Ticino e dato in pasto ai maiali. Quattro scene da film in vent’anni, con un unico comune denominatore: i mafiosi si ammazzano fra loro, regolano i conti fra cosche rivali e lasciano in pace i cittadini.
 

Vero, fino a un certo punto. La ‘ndrangheta, quando sbarca in Lombardia, non vuole fare rumore, bensì affari. E nell’Altomilanese, di business appetibili, ce ne sono pochi. Ma negli anni ‘90 un gruppo di sindaci del Castanese e del Magentino comincia a parlare di Alta Velocità: il treno delle meraviglie che garantirà posti di lavoro, soldi ai comuni e naturalmente progresso. La ‘ndrangheta fiuta che c’è terreno fertile negli appalti e subappalti del movimento terra. Così arriva nei nostri comuni. A poco a poco il territorio si riempie di boss e picciotti, di cassieri della mala che chiedono il pizzo, praticano il racket e l’usura, gestiscono il recupero crediti, ‘aiutano’ gli imprenditori, fanno investimenti in immobili, bar e locali notturni. In un’espressione, occupano il territorio.
 

Nell’ottobre 2012 i magistrati di Milano arrestano l’assessore alla Casa, Domenico Zambetti: avrebbe comprato 4.000 voti dalla ‘ndrangheta pagandoli 200.000 euro. Con lui vanno in cella altre 18 persone, quasi tutte vivono nei nostri paesi. L’Altomilanese si sveglia stordito. L’ordinanza di arrestato conta 544 pagine e si scopre di tutto. Mimmo Mazzeo, indagato a piede libero, è accusato di essere il cassiere della mafia calabrese a Magenta e dintorni. Il presunto boss Euegenio Costantino, che avrebbe venduto i voti a Zambetti, vive a Marcallo con Casone. Le cene elettorali per raccogliere i voti, sporchi secondo la Procura, avvengono a Magenta, Castano Primo e Robecchetto con Induno. Viene interrogato l’ex sindaco di Ossona, Sergio Garavaglia, al quale viene chiesto conto delle campagne elettorali pro Zambetti e delle sue amicizie. I boss comprano case e pizzerie a Boffalora sopra Ticino, si incontrano in un ristorante di Arluno oppure nella villa bunker di Sabatino Di Grillo a Cuggiono: la cosca Di Grillo-Mancuso convive con la famiglia Musitano di Bareggio, radicata da decenni. E poi c’è Vincenzo Evolo di Corbetta e un gruppo di amici violenti. Sempre nell’ottobre 2012 agli arresti domiciliari finisce anche il sindaco di Sedriano Alfredo Celeste, oggi indagato a piede libero per corruzione. Due settimane fa pure Parabiago viene sfiorata dall’ombra della ‘ndrangheta: un funzionario del Comune viene indagato in un’inchiesta sugli appalti truccati in Brianza. Ai garantisti della domenica e ai buonisti non piacerà, ma il nostro territorio, oggi, è anche questo.
 

 

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