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Il premier ha forzato le tappe, superando qualche resistenza interna. Il motivo: punta su Mantovani sia per la grande manifestazione di Milano a metà febbraio sia per riorganizzare un partito un po' allo sbando  

Berlusconi ha deciso: è Mario Mantovani il nuovo coordinatore del Pdl in Lombardia

 

Il vice coordinamento va all'ex An Viviana Beccalossi. Nell'ufficio di presidenza tutte le anime del Pdl: il governatore Roberto Formigoni e Maurizio Lupi (entrambi Comunione e Liberazione), il coordinatore nazionale Ignazio La Russa, i ministri Mariastella Gelmini e Paolo Romani (entrambi fidatissimi di Berlusconi), con l'assessore regionale Alessandro Colucci (area laico-socialista) a chiudere il cerchio

 

 

 

NUOVO COORDINATORE - Mario Mantovani, senatore, sottosegretario e sindaco, è il nuovo coordinatore del Pdl in Lombardia

di Ersilio Mattioni

MILANO (29 gennaio 2011) Non ha voluto aspettare lunedì, giorno che di solito dedica a dirimere le faccende interne al Pdl. Il premier, Silvio Berlusconi, ha accelerato sui tempi, nominando questa mattina il nuovo coordinatore del partito in Lombardia, dopo le dimissioni di Guido Podestà. La scelta è caduta su Mario Mantovani, l’unico nome accreditato che, nei giorni scorsi, era circolato in ambianti berlusconiani. Non è una scelta casuale, quella che il premier ha compiuto superando qualche resistenza e qualche mal di pancia. Mantovani – senatore Pdl, sottosegretario ai Trasporti e sindaco di Arconate (un comune a trenta chilometri da Milano) – viene ritenuto l’uomo giusto al posto giusto, per almeno tre ragioni, di cui una è legata al caso Ruby e alla difficile fase che attraversa il presidente del consiglio.


Il primo punto a favore di Mantovani va ricercato nelle sue eccellenti capacità organizzative. E il partito, dopo una gestione un po’ caotica, ha un bisogno assoluto di nuovo smalto, di tornare sui territori, di contendere alla Lega Nord il primato di forza politica popolare a contatto con la gente. Il secondo aspetto attiene alle sue doti di mediatore fra le tante anime del Pdl. Basta leggere la composizione dell’ufficio di presidenza che affiancherà il sindaco-senatore per rendersene conto: il vice coordinamento andrà all’ex An Viviana Beccalossi, mentre gli altri membri saranno il governatore Roberto Formigoni e Maurizio Lupi (entrambi Comunione e Liberazione), il coordinatore nazionale del Pdl Ignazio La Russa, i ministri Maristella Gelmini e Paolo Romani (entrambi fidatissimi di Berlusconi), con l'assessore regionale Alessandro Colucci (area laico-socialista) a chiudere il cerchio. Mantovani, cattolico non ciellino, avrà il suo bel daffare per tenere in equilibrio un partito di massa con anime molto diverse. Del resto, è quello che succede in tutte le democrazie occidentali. Valga per tutti l’esempio dei Democratici americani, dove convivono da sempre i liberisti spinti che fanno riferimenti alla famiglia Clinton e i neri di Jesse Jackson che qualcuno dipinge più a sinistra di Rifondazione.
 

Ma la terza ragione della nomina di Mantovani è quella più importante. Non tanto in prospettiva, quanto piuttosto in questi giorni complicati, con il premier che vede minata la sua credibilità. Il sindaco-senatore, da oggi fino a metà febbraio, è chiamato a compiere un piccolo miracolo: organizzare l’imponente manifestazione di piazza Duomo a Milano in difesa del capo del governo, chiamare a raccolta centinaia di migliaia di militanti da tutta Italia e dimostrare che l’affetto del popolo Pdl nei confronti di Berlusconi è più saldo che mai. Se ce la farà, Silvio ne uscirà rafforzato e potrebbe pure decidere, avendo recuperato la popolarità necessaria, di andare al voto anticipato con la ragionevole certezza di vincere ancora.
 

Uno scenario facile da immaginare ma difficile da attuare. Per questo Berlusconi ha mandato ai notabili del suo partito un segnale inequivocabile: basta guerre interne e lavorate tutti al fianco di Mantovani. Lo si legge tra le righe nel comunicato ufficiale Pdl, dove si sottolinea che “il presidente del Popolo della Libertà, d’intesa con i coordinatori nazionali del partito, Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini, a seguito delle dimissioni del coordinatore regionale lombardo Guido Podestà e del suo vice Massimo Corsaro, cui vanno i più sentiti ringraziamenti per il lavoro svolto, ha nominato Mario Mantovani coordinatore della Regione Lombardia”. Come dire, nessuna decisione d’autorità ma una nomina condivisa con tutti. Adesso, per cortesia, pedalare nella stessa direzione, senza sbandate né fughe in avanti.

 

(Per leggere un ritratto di Mario Mantovani, cliccate qui)

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