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La svolta ecologista di Nicolas Sarkozy NON C’E’ DUBBIO: QUEST’UOMO HA DEI NUMERI!
a cura della redazione di www.ersiliomattioni.it
PARIGI (27 ottobre 2007) – Se ambiente ed ecologia fanno parte – da alcuni anni in maniera stabile – dei programmi elettorali di tutte le coalizioni europee, un motivo ci deve pur essere. Si chiama ‘scelta e individuazione delle priorità’. Ed è, in una Paese normale, il compito principe della politica. In Italia, come al solito, si annaspa. Mentre in Francia il presidente Nicolas Sarkozy porta in alto il vessillo di quella che ormai viene chiamata la ‘rivoluzione verde’, benedetta persino del premio Nobel Al Gore. L’ex candidato alla Casa Bianca parla di “inizio di un processo storico” e si riferisce ai risultati emersi della conferenza sull’ambiente di Parigi che ha prodotto una serie di misure per combattere il riscaldamento del pianeta. Primo: riduzione del 50 percento dei pesticidi in dieci anni. Secondo: stop alla costruzione di strade e aeroporti, salvo in casi legati alla sicurezza. Terzo: messa in cantiere entro il 2020 di duemila chilometri di linee ferroviarie ad alta velocità. Quarto: nuovi assi ferroviari per il trasporto dei veicoli pesanti e autostrade marittime verso Spagna e Italia. Quinto: studio per l’introduzione di una tassa sull’anidride carbonica, con una revisione della fiscalità per non penalizzare troppo le imprese. Sei punti fermi, pesanti come macigni. Ecco perché è ancora presto per parlare di “svolta storica”: bisognerà attendere le prime leggi in materia e testarne l’efficacia. Ma una svolta c’è già, forse la più importante: la mentalità, il modo cioè di guardare e di pensare il pianeta. Sarkozy ha avuto coraggio, anche perché in Francia la parola data conta e i politici non possono permettersi il lusso di parlare a vanvera, non troppo a lungo almeno: prima o poi l’opinione pubblica presenta loro il conto. D’altra parte, il pianeta soffre: lo dicono tutti gli studi di settore. E su questo fronte ci ammoniva già, senza prove scientifiche in mano, il caro Senofonte: più si coccola la natura, più frutti essa restituisce; più la si violenta, più la sua vendetta sarà implacabile. In fondo il mondo è stato creato perché l’uomo ne godesse frutti e risorse all’infinito, perché tali frutti e risorse si rigenerano da soli, sempre. La facciamo troppo semplice? No, le cose stanno proprio così. Però c’è un precetto da seguire: rispettare i tempi della natura che non sono quelli della produzione industriale. Altrimenti la natura, a poco a poco, smette di respirare. E il pianeta muore. E noi con lui. Apocalisse? Macchè. Questo è un processo in corso. Fermarlo e invertire la rotta è possibile, anche se di tempo non ce n’è molto. Ognuno, dunque, faccia la sua parte. Anche in Italia, dove qualche mese fa è scoppiata la moda Sarkozy. Ecco, impariamo qualcosa dal presidente francese, a cominciare dalla politica ambientale.
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