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La grande implosione
Rapporto sui viestani
Autore: ninnì delli Santi
Editore: Edizioni la Ricotta
Data pubblicazione: 2009
Prezzo: 12,00 euro
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LA GRANDE IMPLOSIONE di ninì
delli Santi,
lente d’ingrandimento che
mette a fuoco la nostra contemporaneità.
(di Gianluigi Bignami)
Ninì delli Santi, con il suo composito saggio La grande
implosione ci induce attraverso un percorso analitico, a ripercorrere le
vicende sociali, artistiche, culturali ed economiche di Vieste, la nota città
pugliese del Gargano. Un viaggio che abbraccia gli ultimi quarant’anni.
[...]“La rincorsa al progresso, condotta a un ritmo infernale, in una
prospettiva esclusivamente pragmatica…”aveva mutato i valori della gente, le
proprie aspettative.
L’analisi del delli Santi [...] va a toccare pregi e virtù abusivismo e
necessità. Dagli inizi degli anni ’70 il territorio si trasforma, diventando una
meta agognata del turismo italiano ed internazionale.
[...] Il saggio procede con la dettagliata descrizione della deturpazione
ambientale. Gli echi di un diverso rapporto con la natura e l’ambiente rivivono
nella poesia di un tempo, poesia oggi dimenticata.
[...] Chiunque appartenga alla mia generazione, di Vieste o di Milano o
qualsivoglia altra località italiana, non può non riconoscersi [...] Ogni
cultura, anche la più arcaica o millenaria, ha conosciuto prima o poi il declino
e la decadenza: altri popoli, altri costumi, altre parlate si sono sovrapposte,
si sono mescolate ed hanno cancellato le precedenti. E’ sempre esistita una
generazione “di mezzo”, con un piede nell’una e l’altro nell’altra, forse anche
noi apparteniamo ad una “generazione di mezzo” e non ce ne rendiamo conto. Non
sempre sono gli eventi bellici o le catastrofi naturali a velocizzare il
processo di declino. Subentrano talvolta nuove condizioni economiche, nuove
classi dirigenti portatrici di nuovi valori etici e sociali; valori che
finiscono fatalmente con lo stravolgere la realtà di una regione, di un paese,
di una famiglia. Il comune cittadino raramente è consapevole del cambiamento e
ne ha completo sentore, immerso nella quotidianità coglie le novità del
“divenire” come contingenti ed inevitabili: democrazia o totalitarismo sono ad
esempio avvertite come fatalità…come un’abbondante nevicata. Vede le guerre
scoppiare e risolversi in accordi di pace; vede i governi cadere ed i leader
prima acclamati divenire “nemici del popolo”. Tutto attorno a lui cambia:
l’urbanistica, il linguaggio, le mode, la cucina, le occupazioni, i partiti
politici…eppure non si sogna mai di chiedersi perché l’inevitabile mutamento
abbia preso quella direzione e non un’altra, magari quella diametralmente
opposta. Lui, il comune cittadino, è convinto di essere sempre lo stesso; di
vivere nel medesimo paese; di essere circondato dalle medesime persone. La
metamorfosi di cui lui stesso è vittima lo rende un Gregor Samsa inconsapevole
di essere diventato scarafaggio. [...]
E ‘ il tempo della “grande implosione” di cui ci parla Ninì delli Santi; cresce
il numero dei campeggi e degli alberghi, ma se non prenoti non trovi nulla. Tra
poco farai tutto grazie ad Internet. Le località più gettonate sono rese mitiche
dai “film panettone” dei Fratelli Vanzina et similia. [...]
La Vieste di un tempo non sarà che un ricordo, come la Milano dei Navigli dei
miei nonni. Forse un giorno, quando gli effetti della “grande implosione” si
saranno attenuati, cittadini cinesi o cingalesi, sudamericani o arabi daranno
vita ad una “nuova poesia viestana”, certo diversa da quella di Tanino delli
Santi perché in fondo tutto cambia, tranne l’esigenza di esprimersi
poeticamente. [...]
La Poesia, unisce la ratio al sogno, la visione profetica alla cruda realtà, la
passione all’impegno etico. Benedetto Croce, negando la peculiarità dei generi
letterari, liberalizzava l’uso del termine “poesia”: c’è solo buona e cattiva
letteratura. Chi sono i poeti di oggi? A chi si rivolgono i poeti di oggi le cui
liriche circolano solo nella stretta cerchia degli addetti ai lavori, ad altri
poeti? Noi, figli della Beat Generation e delle Avanguardie, siamo insofferenti
nei confronti di ogni accademismo, di ogni dilettantismo mediatico, della lirica
post moderna, insomma, non cerchiamo più la poesia nei poeti. Anche un tempo si
cercò la letteratura negli scienziati. Per farla breve, far rinascere la poesia
a Vieste, come altrove, non sarà un’impresa facile, occorre educare le orecchie,
come accade alla musica. Ed oggi, di orecchie sensibili ce ne sono sempre di
meno. Leggendo ninì delli Santi si riaccende però qualche speranza.
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