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ARCONATE

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Ecco perché la sinistra, ad Arconate, perderà sempre. E badate che la sfiga non c'entra...

 

 

di Ersilio Mattioni

 

ARCONATE (26 agosto 2008) – Si può dire che io sia arconatese dalla nascita, perché ad Arconate vivo da quando sono nato. Ho detto "vivo" e non semplicemente "risiedo" per una ragione precisa: Arconate è il paese che amo, è il luogo dei miei affetti e delle mie amicizie, è la città dove ho scelto di acquistare con sacrificio la mia casa. Fin da ragazzo, complici i miei genitori che mi hanno trasmesso la passione civile, mi sono occupato di politica locale. E mi ricordo, come fosse ieri, il giorno in cui la Democrazia Cristiana perdette le elezioni. Era il 1988. Il nuovo sindaco, Piercarlo Maggiolini, guidò per cinque anni una giunta social-comunista che al paese fece più male che bene. Eppure, causa il vuoto assoluto dell'allora centrodestra arconatese, rivinse. Governò fino al 27 aprile 1997.

 

Da quella data in poi la sinistra, ad Arconate, inanellò una sconfitta dietro l'altra. Il motivo? Semplice: i capi, la classe dirigente, la mentalità totalitaria. I padroni della sinistra locale sono da sempre gli stessi, riconducibili a due o tre famiglie: decidono, comandano, non tollerano le critiche, giudicano, accusano, emettono sentenze. Chi è con loro è intelligente; gli altri sono tutti coglioni. Compresi gli elettori: se votano per loro vuol dire che hanno capito; se votano dall'altra parte vuol dire che sono ignoranti. Se c'è una cosa che ho imparato facendo politica, invece, è proprio il contrario: se gli elettori non ti votano, vuol dire che vogliono qualcos'altro oppure che non ti sei spiegato bene. Per loro no. Li ho sentiti con le mie orecchie (e un giorno, magari, sarà il caso di fare nomi e cognomi) definire Arconate "un paese di merda". Il motivo? Avevano perso le elezioni. Capite allora che, ragionando così, non si va da nessuna parte. E soprattutto si perderanno sempre le elezioni. Ora, a me potrebbe anche non interessare. Da liberale quale sono, non piango certo se la sinistra si fa del male da sola. Però, da analista, una riflessione mi sento in dovere di farla: gli elettori di sinistra hanno diritto a una sinistra migliore! Di questo sono convinto.

 

A voi sembra possibile che la sinistra arconatese abbia trasformato la dialettica politica in uno scontro, stile guelfi contro ghibellini, fra amici e nemici del senatore Mantovani? Come dire che in questa città non ci sono più le scelte importanti sulle politiche sociali, sull'urbanistica, sui giovani. No, c'è soltanto un nemico da abbattere. Anche la sinistra italiana fece lo stesso errore, trasformando Silvio Berlusconi in un mostro. Poi i risultati elettorali insegnarono qualcosa. E oggi la musica sembra cambiata. Ad Arconate, invece, neppure i risultati (dico: i numeri, mica concetti filosofici complicati) hanno insegnato alcunché. Il problema è nella classe dirigente: sempre la stessa, vecchia, fuori moda, lontana dal paese e dai bisogni delle persone. In una parola: surreale. Prendiamone atto, con una considerazione finale. Giorgio Gaber cantava: "Non si sa se la fortuna sia di destra; la sfiga è sempre di sinistra". Ed è davvero a malincuore che ci tocca contraddire colui che consideriamo un maestro. Ma nel caso della sinistra arconatese la sfiga non c'entra.

 

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