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Il lìder maximo lascia il potere che passa al fratello Raul CUBA, L’ADDIO DI FIDELE I DUBBI SUL FUTURO
a cura della redazione di www.ersiliomattioni.it L’AVANA (CUBA), 19 febbraio 2008 – Fidel Castro, presidente della repubblica socialista di Cuba e universalmente noto come ‘il lìder maximo’, ha deciso oggi di rinunciare alla sua carica che regge dal 1959 e che passa così nelle mani del fratello Raul. Che succederà, adesso? Presto per dirlo. Di certo, è difficile immaginare una Cuba senza Castro. Già, perché al governo di quest’isola caraibica il lìder maximo, nel bene e nel male, è stato uno dei protagonisti della storia mondiale del dopoguerra e degli inizi del nuovo millennio. Rivoluzionario per gli ammiratori e dittatore per i critici, si è misurato con grande acume politico nella Guerra Fredda, ha resistito al crollo dell’Urss e alle incessanti bordate degli Usa, compreso un embargo spietato che ha affamato la popolazione civile. Se Cuba è ancora oggi in piedi, ciò rappresenta un vero miracolo. Castro, carisma e fascino da vendere, ha giocato per mezzo secolo un ruolo di rilievo nelle vicende dell’intera America Latina. Ed è venuto, anche per lui, il momento di dire basta. Il lìder maximo è stanco, vecchio, malato. Per la sua terra ha fatto molto, a cominciare da una rivoluzione che ha regalato la libertà ai cubani e sulla cui riuscita avrebbero scommesso in pochi. In mezzo c’è l’interminabile stagione di governo, dove si mischia davvero tutto: riforme importanti come quelle sulla scuola e la sanità, politiche sulla sicurezza, apertura al turismo, degenerazione della prostituzione, assenza di democrazia e diritti per gli oppositori, arresti politici, elezioni farsa per celebrare, di fatto, un regime dittatoriale. Un regime anomalo? Certo, ma pur sempre un regime. Nessuno può seriamente credere che l’eterno secondo, il fratello Raul, possa reggere a lungo le sorti di un’isola, dove la rivoluzione è nella memoria degli anziani, mentre i giovani invocano la libertà e non hanno più paura a criticare il regime, neppure in pubblico. Insomma, sul futuro di Cuba è lecito essere pessimisti: davvero difficile che la transizione possa svolgersi in un clima sereno e senza tensioni. Chi ne approfitterà? Molto dipenderà dalle elezioni americane, perché è chiaro che Barack Obama e John Maccain avranno due approcci diversi alla questione cubana. Gli Stati Uniti d’America, come sempre, irrompono nella storia dell’isola caraibica. Speriamo lo facciamo con più delicatezza – e con più intelligenza – rispetto al passato. |
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