Berlusconi e Veltroni da Napolitano: Silvio vuole votare subito, Waltervuole prima le riforme. Ma lo spazio per mediare si è quasi esauritoL’ITALIA VERSO LE ELEZIONI ANTICIPATE. MA CHI VINCERA’, RIUSCIRA’ A GOVERNARE? I DUBBI
ROMA (29 gennaio 2008) – “Non c’è altra strada che votare al più presto”. Lo ha detto Silvio Berlusconi a Giorgio Napolitano. E il presidente della repubblica, a questo punto, ha davvero poche carte da giocare per rimandare lo scioglimento delle camere. Non può neppure dare un mandato esplorativo a Franco Marini o Giuliano Amato. Anche su queste ipotesi Berlusconi è stato chiaro: “Sarebbe tempo perso”. Cresce così il fronte delle elezioni anticipate, composto da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega nord, Udeur, Comunisti Italiani, a cui si aggiungerebbe anche l’Udc: Pierferdinando Casini infatti aveva dato la sua disponibilità a un governo di larghe intese ma solo a patto che ci stesse Berlusconi, un’ipotesi che oggi il cavaliere ha scartato. A nulla sono valsi gli appelli di Walter Veltroni al dialogo: il leader del PD ha cercato di convincere Berlusconi a cambiare la legge elettorale, in modo da garantire i due partiti di riferimento (PD e FI) a discapito di quelli più piccoli e a vantaggio della futura governabilità. Silvio è stato tentato di stringere questo patto. E forse lo avrebbe fatto. Ma è caduto il governo e gli eventi sono precipitati. Così il leader del centrodestra non se l’è più sentita di abbandonare il certo (gli alleati e una vittoria quasi sicura) per l’incerto (una legge migliore per Forza Italia ma litigi assicurati nella coalizione e rischi di sconfitta troppo elevati). Berlusconi non è stato coraggioso, stavolta. Peccato. Non è da lui. Avrebbe dovuto sedersi a un tavolo con Veltroni e cambiare la legge elettorale. Si sarebbe liberato delle zavorre (An e Udc, più i partitini da prefisso telefonico) e avrebbe corso da solo: Forza Italia e Lega Nord in un patto federativo. Se avesse vinto, avrebbe governato senza i soliti ricatti. Ovvio, lo stesso avrebbe fatto Veltroni con il PD: corsa solitaria senza comunisti, verdi e compagnia. Se Silvio avesse rischiato un po’ di più, l’Italia ci avrebbe guadagnato: avremmo avuti governi più stabili. Tant’è. Questo è un altro film. Il cavaliere ha scelto la strada più semplice: chiedere e ottenere le elezioni anticipate. Adesso rimetterà insieme il centrodestra. Vincerà alla camera e, forse, al senato. Ma proprio lì, al senato, potrebbe non avere la maggioranza o averla per due, tre, quattro, cinque voti. Insomma, saremmo da capo: un governo senza numeri e sempre a rischio di crollo. |