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INCONTRO A MILANO CON LO SCRITTORE ROBERTO SAVIANO CHE PER RISPONDERE A UNA DOMANDA CI METTE ALMENO VENTI MINUTI

 Saviano, con calma eh! Tanto abbiamo tempo

 

Lo scrittore, ieri in piazza Piemonte, ha presentato il suo ultimo libro: Vieni via con me (edizioni Feltrinelli, pagine 146, euro 13). E' stato accolto da migliaia di fan, molti dei quali sono rimasti sotto la pioggia per oltre un'ora, senza riuscire a entrare in una libreria blindatissima dagli agenti della scorta, dai poliziotti e persino dai vigili urbani. Ragioni di sicurezza.
 

 

 

 

SUCCESSO GARANTITO - La copertina dell'ultimo libro di Roberto Saviano. Il titolo è lo stesso del programma Rai condotto con Fabio Fazio e il successo è garantito. Con poco sforzo, 140 paginette scritte in grande al prezzo, non proprio modico, di 13 euro

di Ersilio Mattioni

MILANO (3 marzo 2011) – Dentro, mille fan che lo acclamano e lo applaudono. Fuori, altri mille sotto la pioggia con un libro in mano, innervositi perché non possono più entrare. Ragioni di sicurezza. E quella di Roberto Saviano, l’altro ieri sera alla libreria Feltrinelli di piazza Piemonte per presentare la sua ultima fatica letteraria, viene prima di tutto. Lo testimonia l’imponente e variegato schieramento di forze dell’ordine: almeno venti gli agenti della sua scorta, dieci poliziotti e pure tre vigili urbani che, bontà loro, perlomeno non hanno elargito multe alle auto in sosta selvaggia.

 

Daria Bignardi, che avrebbe l’onere-onore di rivolgere le domande all’autore di Gomorra, non riesce neppure a introdurre il tema, cioè il senso del libro, Vieni via con me, nato dalla fortunata trasmissione Rai con Fabio Fazio. Sono 146 paginette, scritte in grande, al prezzo non proprio modico di 13 euro. Così d’acchito, sembra più un’operazione commerciale, piuttosto che letteratura. Legittimo, per carità.

 

Al pubblico in adorazione, comunque, interessa poco. Vogliono sentire il loro idolo. Al punto che la conduttrice delle Invasioni Barbariche parla appena due minuti e già cominciano i borbottii. Lei se ne accorge e chiede: “Che succede?” Risposta corale: “Fai parlare Saviano!” Daria, che un po’ permalosetta lo è, reagisce d’istinto: “Tranquilli, è tutto vostro”. E ha perfettamente ragione, perché lo scrittore parte con il primo monologo della durata di venti minuti buoni. Ne seguiranno altri cinque, uno per ogni domanda. Verrebbe quasi voglia di ricordare allo scrittore che siamo a Milano e non a Napoli, di alzarsi e dirgli: "Con calma eh, tanto abbiamo tempo".

 

Gli applausi non si contano, anche quando Saviano, che tra gesti e pause ci mette almeno un minuto per dire ciò che a tutti riesce in dieci secondi, regala la prima perla di saggezza: “Le parole sono pericolose, quando vengono ascoltate”. Ma dai, giura? Si può fare meglio: “Per proteggersi bisogna capire, informarsi, approfondire”. Sul serio? Ecco, è su frasi come queste che scatta la standing ovation. Imbarazzante. Guai a disturbare Saviano che parla dall’alto, su un piccolo palco montato per l’occasione. In libreria c’è più silenzio che in chiesa. E quel palco, del resto, somiglia a un pulpito. Al cronista suona il cellulare. Rispondiamo, perché è una telefonata di lavoro. Così cerchiamo di fare due cose insieme, prendere appunti e parlare al telefono, a voce molto bassa. Però i fan non gradiscono. Non sono disturbati dalla nostra telefonata. Piuttosto, sembrano indignati che qualcuno si permetta di stare al cellulare, mentre Savonarola comizia. Poco male, i gusti sono gusti. Anche perché la serata sta finendo.

 

C’è spazio per un po’ di (fanta)politica, con Saviano che confida: “Uno della Lega mi voleva candidare”. Chi sia questo “uno”, non è dato sapere. E neppure dove e come lo volesse candidare. Una stoccata arriva pure al premier Silvio Berlusconi: “Mi spaventa il meccanismo di delegittimazione di chiunque si ponga contro il governo. E’ stato creato un assolutismo mediatico”. Parole forti. Chissà se Saviano pensava le stesse cose già nel 2009, quando i suoi libri erano pubblicati da Mondadori. Di sicuro, se lo pensava, ha sempre evitato di dirlo.

 

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