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L’incontro Berlusconi-Veltroni: un primo e importante passo

ACCORDO SULLA LEGGE ELETTORALE: FORZA ITALIA E PARTITO DEMOCRATICO SARANNO I PROTAGONISTI, TUTTI GLI ALTRI FARANNO GLI SPETTATORI. TRA IL DIRE E IL FARE PERÒ...

 

ACCORDO GIÀ FATTO? – I due leader hanno parlato a lungo e, forse, sono già d’accordo. Ma gli altri partiti non staranno a guardare. Anzi, c’è da scommettere che da destra a sinistra qualcuno cercherà di fermare, per l’ennesima volta, la stagione delle riforme

 

ROMA (1 dicembre 2007) – Come volevasi dimostrare. Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, su una cosa, ieri pomeriggio, sono stati d’accordo: stringere i tempi per varare una nuova legge elettorale. E se lo vogliono Forza Italia e Partito Democratico, il gioco è fatto. Anzi quasi fatto, perché gli altri non saranno così felici di fare gli spettatori o poco più. L’Italia, dopo l’incontro di ieri tra il Cavaliere e il sindaco di Roma, si avvia a essere una democrazia più sana con due partiti che, in alternanza, si contenderanno il governo del Paese? Speriamo. In ogni caso è questo, in sintesi, il senso del colloquio, durato più di un’ora. Il resto sono chiacchiere. È vero, Berlusconi vorrebbe le elezioni anticipate e Veltroni no. Ma la questione non è di vitale importanza. Importa che i due leader siano intenzionati a mettere in riga i rispettivi alleati. I quali, d’ora in poi, potranno dare un contributo alle coalizioni però non potranno né condizionarle e né ricattarle. Qui di seguito il resoconto di Stefano, il nostro inviato a Roma. (E.M.)

 

IN PRESA DIRETTA

Il resoconto dell’incontro Berlusconi-Veltroni

del 30 novembre 2007

 

a cura del nostro inviato Stefano Cagelli

 

ROMA (30 NOVEMBRE 2007) – L’appuntamento per la conferenza stampa di Veltroni era per le 17. L’incontro con il suo alter ego doveva cominciare alle 16, mentre la conferenza stampa di Silvio, che si doveva svolgere in una delle sale di Montecitorio, a circa cinquanta metri da quella che ospitava Walter, era fissata per le 16.45. Ovviamente tutto è slittato. 

L’incontro tra i due, a cui hanno preso parte anche Dario Franceschini e Gianni Letta, è cominciato alle 16,30 ed è durato ben più del previsto. Ottanta minuti nello studio di Franceschini al quinto piano di Montecitorio. Intanto nelle rispettive sale stampa della Camera i poveri giornalisti, fotografi e cineoperatori si accalcavano uno sopra l’altro, in attesa dei due leader. Poi finalmente, dopo code interminabili per gli accrediti, ecco Silvio apparire in tv (diretta su Sky, vista anche da Veltroni a pochi metri di distanza). 

Sono le 18 circa e la conferenza stampa dura ben più dei 15 minuti previsti. Berlusconi è visibilmente soddisfatto, usa un linguaggio molto pacato, cosa non molto usuale, e parla chiaro: sì alla riforma elettorale (proporzionale con alta soglia di sbarramento), sì alla revisione dei regolamenti parlamentari (basta con il proliferare di gruppi diversi da quelli che si sono presentati alle elezioni), no, per ora, alle riforme istituzionali (sarebbero un salvagente per il governo Prodi). Il cavaliere trova il tempo per una frecciata a Romano (“Walter mi ha espresso la sua solidarietà per la storia di Bin Laden, Prodi avrà chiamato Osama...”) Poi una serie interminabile di domande... Sono le 18,40 circa. Silvio lascia la sala Coletti di Montecitorio. 

Dopo cinque minuti, nella sala stampa della Camera (a cinquanta metri di distanza) arriva Walter, accompagnato dal fido Dario. La soddisfazione del sindaco è ancora più visibile di quella di Silvio. “E’ finito il tempo dell’odio tra i due schieramenti” dice. E aggiunge: “Chi vorrà riproporlo, se ne assumerà le responsabilità”. Veltroni elenca i punti di convergenza: legge elettorale, revisione dei regolamenti, e, soprattutto, il fatto che Berlusconi non abbia posto come pregiudiziale al dialogo la caduta immediata del governo Prodi. La differenza tra le due posizioni, in pratica sta tutta nella necessità o meno di apportare le riforme istituzionali: fine del bicameralismo perfetto, dimezzamento dei parlamentari, maggiori poteri al premier, Senato delle Regioni. O meglio, entrambi sono d’accordo sulla necessità di queste riforme, ma Walter le vuole fare parallelamente alle altre due (“in dodici mesi possiamo cambiare il Paese”, dice), mentre Silvio vede nei tempi dilatati rispetto alla legge elettorale un “salvagente per Prodi”. 

Per ora quindi si pensa soprattutto alla riforma elettorale: occorre evitare il referendum, a detta di entrambi. Poi la revisione dei regolamenti. Quanto alle riforme istituzionali, Berlusconi temporeggia, ma Veltroni spinge: “Se non le facessimo, faremmo un lavoro a metà. Mai come oggi abbiamo la possibilità di dare al Paese regole nuove e certe”.

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