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A Pechino il Dalai Lama viene ufficialmente accusato di crudeltà è schiavitù Il Dalai Lama è uno schiavista?
a cura della redazione PECHINO (11dicembre 2007) - Il portavoce del ministero degli esteri di Pechino Qin Gang si esprime sul Dalai Lama con parole molto forti affermando che il leader spirituale e temporale tibetano vuole "ricreare in Tibet un crudele sistema di schiavitù". Eppure, secondo altre fonti quali Tibet Watch (gruppo filo-tibetano), sembra che negli ultimi mesi la repressione religiosa sia stata intensificata in tutto il Tibet. Proprio questa organizzazione ha denunciato la costruzione di nuove stazioni di polizia nei pressi dei monasteri atte a esercitare un'autorità oppressiva nei confronti di monaci e suore, vietando loro di portare immagini del Dalai Lama e degli altri grandi Lama tibetani esiliati. Ad avvalorare le accuse di Tibet Watch esiste la testimonianza di una suora alla quale è stata trovata al collo una foto del Dalai Lama e perciò presa "a pugni e a calci". La religiosa racconta: "Mi usciva il sangue dalla bocca poi mi hanno legata ad un palo e picchiata a lungo". Il portavoce cinese taccia questa dichiarazione di essere "una delle tante menzogne" dei nazionalisti tibetani. Tuttavia la storia parla da sola: il Dalai Lama nel 1989 è stato insignito del premio Nobel per la Pace, vive in esilio dal 1959 dopo essere fuggito dal Tibet che dal 1950 è occupato dall'esercito cinese. Ciò che il leader tibetano chiama "una genuina autonomia", Pechino la chiama secessione anche se è un po' improprio chiamare secessione la volontà di non sottostare a un'occupazione forzata e alla conseguente "rivoluzione culturale" che noi tutti conosciamo. |