Altre tre impiccagioni; sale a sedici il numero di giustiziati dal 2007PENA DI MORTE, IL GIAPPONE IGNORA LA MORATORIA E VUOLE ESECUZIONI PIU’ EFFICIENTI
a cura della redazione di www.ersiliomattioni.it TOKIO (1 febbraio 2008) - Tre condannati a morte, tutti colpevoli di omicidio, sono stati impiccati oggi in Giappone: si tratta delle prime esecuzioni dall’inizio dell'anno e si tratta pure di una nuova strategia, tendente ad accelerare i tempi tra condanna e esecuzione. Ad annunciare le esecuzioni è stato il ministro della giustizia giapponese, Kunio Hatoyama, che ha anche dichiarato in parlamento di voler proseguire nella sua politica che ha definito “esecuzioni in modo metodico”, spiegando che “una grande maggioranza del Paese lo chiede ed è favorevole a proseguire con intransigenza”. Il ministro ha poi divulgato l’identità dei tre condannati: Masahiko Matsubara, 63 anni, impiccato per l'omicidio di due donne, nel 1998, mentre ne svaligiava le abitazioni; Keshi Nago, membro di un gruppo mafioso affiliato alla mafia (yakuza), reo dell'assassinio nel 2002 della suocera e della nipote; Takashi Mochida, condannato per lo stupro e l'omicidio nel 1997 di una donna. In passato non erano mai stati fatti simili annunci ufficiali. Rendendo pubblici i nomi dei condannati, prende definitivamente corpo la nuova strategia del Giappone in tema di condanne a morte, rompendo la cortina di riserbo che circondava le esecuzioni. Questa ricerca di maggiore trasparenza è anche il risultato dell’enorme pressione esercitata dalla comunità internazionale con la firma della moratoria contro la pena di morte nel dicembre scorso. Subito e' giunto il biasimo del consiglio d’Europa, per il quale l'impiccagione è in ogni caso “una pena immorale e ingiusta”: la procedura giapponese in materia di pena capitale appare poi agli europei particolarmente iniqua dato che stabilisce che i condannati vengano informati dell’esecuzione solo il giorno stesso e le famiglie siano avvertite solo ad esecuzione avvenuta. Con queste, sale a sedici il numero delle esecuzioni nel paese dal 25 dicembre del 2006: in quel giorno, infatti erano riprese rompendo una moratoria de facto di quindici mesi, applicata per le convinzioni religiose di Seiken Suguira, il precedente ministro della giustizia. |