Ma se riformare la giustizia spetta ai politici, riformare la politica spetterebbe ai cittadini. Invece...
I magistrati? Sono come i politici: unacasta strapagata, potentissima e impunita
ROMA (28 luglio 2008) – Dal lodo Alfano in poi, nulla sarà come prima nei rapporti, già di per sé complicati, fra magistrati e politici. E questo è un bene, perché non ci voleva la tanto declamata stampa estera per ricordare al mondo che il potere dei giudici in Italia non ha eguali in nessuna democrazia occidentale. Il problema è che se riformare la giustizia spetta senza dubbio ai politici, riformare la politica spetterebbe ai cittadini. Invece, sia detto fuori da ogni retorica, abbiamo una classe politica dirigente che fa venire i brividi, tanto è ignorante e incompetente, tralasciando il tasto dolente dell’onestà. Ma questo è un altro discorso, si dirà. E invece no. Questa è una premessa, dalla quale non si può non prendere le mosse.
I magistrati sono così potenti (lo sono al punto tale da mettere in crisi le maggioranze di governo elette dal popolo) proprio perché è così scarsa la nostra classe politica di mestieranti e cialtroni. E allore è ovvio che la legge sull’immunità per le prime cinque cariche dello Stato faccia gridare allo scandalo, mentre di per sé non è affatto scandalosa: vige in molte nazioni europee e non serve a cancellare i processi, bensì a farli celebrare quando il signor X cessa dalla sua carica istituzionale. Insomma, il lodo Alfano protegge l’istituzione per proteggere l’immagine del Paese, non protegge questo o quel politico. Berlusconi ha un processo in corso? Bene, gli elettori lo sapevano quando l’hanno votato. E lo hanno eletto lo stesso. Quindi, in una democrazia, quel processo s’ha da fare, ma non si può certo impedire a Berlusconi di governare l’Italia né si può fare carta straccia del voto di milioni di cittadini consapevoli. Il lodo Alfano consente così a Silvio di governare e consentirà ai giudici di processarlo quando non sarà più premier. Rimane, come detto, la credibilità (prossima allo zero) di una classe politica di impuniti e fannulloni che pretende di riformare la giustizia. Ma rimane anche il problema di una casta di magistrati strapagati e potentissimi (alle volte pure politicizzati) che fanno ciò vogliono senza rendere conto a nessuno se non al Csm, cioè ad altri magistrati. Del resto, nella nazione delle caste è forse possibile che casta siano i politici, i giornalisti, gli avvocati, i notai, i medici e non i magistrati? Ed è forse possibile che se i processi durano dieci anni la colpa sia sempre di qualcun altro e mai dei giudici? Infine, è pensabile (senza ipotizzare l’accanimento giudiziario o l’uso della giustizia a fini politici) che dal 1994 a oggi siano stati necessari 900 magistrati per indagare su Berlusconi? Qualunque persona intelligente faticherebbe a rispondere di sì a tutte le domande.
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