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Dal 22 febbraio al 31 marzo, in Triennale Bovisa, l'esposizione realizzata dalla Fondazione Golinelli

Milano, va in scena Happy tech. Macchine dal volto umano. Una mostra fra arte e scienza

 

 

 

LA CITTA' DEL FUTURO? - Un'opere di Cao Fei, dal titolo 'China Tracy, RMB City'

di Ersilio Mattioni

MILANO (20 gennaio 2011) C’è qualcosa, nel rapporto fra l’uomo e la tecnica, che va al di là del puro e semplice tentativo di piegare i mezzi al raggiungimento dei fini. E’ qualcosa di più profondo. E indagarlo si può, anche con una mostra. L’obiettivo di ‘Happy tech. Macchine dal volto umano’ (22 febbraio – 31 marzo, Triennale Bovisa, ingresso libero, evento realizzato dalla Fondazione Marino Golinelli) è ambizioso.

 

I curatori, Giovanni Carrada e Cristiana Perrella, con la collaborazione di Silvia Evangelisti, lo sintetizzano così: “Esplorare il lato positivo del rapporto dell’uomo con le nuove tecnologie”. Ma complessa è la storia di questa esposizione, unica nel suo genere e con un format che l’Italia ancora non conosce. L’idea centrale è consentire allo spettatore “di guardare alla relazione uomo-tecnologia da due punti vista, quello dell’arte e quello della scienza, insieme”. ‘Happy Tech’ è una mostra, un gioco, uno spazio interattivo, dove si riflette e ci si diverte.
 

A esporre saranno artisti di fama internazione, le cui opere sono ispirate a tecnologie a misura d’uomo: Tony Cragg, Cao Fei, Martino Gamper, Rainer Ganahl, Candida Höfer, Alfredo Jaar, Thorsten Kirchhoff, Armin Linke, Vik Muniz, Mark Napier, Tony Oursler, Pipilotti Rist, Thomas Ruff, Tom Sachs e Bill Viola. Ieri mattina, nella sede di viale Alemagna, è stato il presidente della Triennale, Davide Rampello, a fare gli onori di casa. Per lui ‘Happy Tech’ è l’ennesima sfida dal successo incerto. Anche perché, ammettono i curatori, “gli esperti potrebbero obiettare che non si tratta di arte e non si tratta di scienza”.

 

In fondo è così. Si tratta di un qualcosa di nuovo, difficile persino da definire ma di sicuro affascinante. Le opere di Mark Napier, per esempio, sono addirittura modificabili in rete, magari aggiungendo un sonoro. E se, nello stesso momento, più persone si trovano on line, possono discuterne e lavorarci assieme. Potenza del web. Secondo Piero Angela, che ieri ha inviato un video messaggio, “la tecnologia è un elemento liberatorio, anche se spesso si fatica ad accettarlo e se ne ha paura”. E’ il caso dei robot androidi, del tutto simili all’uomo e per questo inquietanti, come i volti artificiali di Tony Oursler.

 

Se gli esempi di usi distorti della tecnologia sono infiniti, la mostra non lo nega ma non lo mette in scena, puntando tutto sulle invenzioni che migliorano la vita. Con un’eccezione, i luoghi contaminati per sempre e non più abitabili, destinati a restare lì, come monumenti di una tecnologia imperfetta che genera mostri: sono gli interni delle centrali nucleari dismesse, fotografati da Armin Linke. Anche questa è tecnologia, con cui fare i conti. Il filosofo Martin Heidegger, dimostrando quanto la tecnica e i suoi mezzi non fossero affatto neutrali, tracciò per l’uomo una sola strada percorribile: “Recuperare la libertà, divenendo consapevoli che il carattere della tecnica è parte del nostro destino”.

 

(Happy tech. Macchine dal volto umano. Dal 22 febbraio al 31 marzo 2011, Triennale Bovisa, ingresso libero)
 

CLICCA SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRLA

 

 

 

 

 

IN ALTO DA SINISTRA: 1) Thorsten Kirchhoff 2) Tony Oursler 3) Armin Linke 4) Tom Sachs

IN BASSO DA SINISTRA: 1) Nam June Paik da Macro 2) Bruno Munari 3) Alfredo Jaar 4) Cao Fei

 

 

 

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