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In Europa la destra è guidata da leader seri che coltivano sogni e progetti. E in Italia? GIANFRANCO FINI, UN BUONO A NULLA CAPACE DI TUTTO
ROMA (1 febbraio 2008) – Gianfranco Fini è l’uomo politico più sopravvalutato degli ultimi trent’anni. Nasce nell’estrema destra, delfino del grande Giorgio Almirante. Quest’ultimo gli consegna un Movimento Sociale al 5,5 percento e gli consegna pure i segreti per farlo crescere. Risultato: Fini non guadagna un voto e riesce persino a perdere la segreteria che passa nelle mani di Pino Rauti, intellettuale non comune che, quanto a cervello, vale cento volte il rivale. Poi Gianfranco riconquista il partito e nel 1993 si candida a sindaco di Roma, mentre le inchieste di Tangentopoli spazzano via il sistema. Niente. Neppure cavalcando la bufera giudiziaria il nostro uomo riesce a crescere. Ci vorrà la famosa dichiarazione di Silvio Berlusconi (“Se abitassi a Roma, voterei per Fini”) per farlo decollare. Non basterà. Nella capitale il nuovo sindaco è Francesco Rutelli. Fini torna al partito che nel frattempo ha cambiato nome: a Fiuggi nasce Alleanza Nazionale e nel 1994 Gianfranco stringe un patto con Silvio, vincendo le elezioni politiche e portando AN sopra il 14 percento. Fini deve tutto a Berlusconi: senza il cavaliere sarebbe rimasto il balordo di sempre e non si sarebbe mai mosso dal 5,5 percento. Però spesso se ne dimentica e vuole fare da solo. Per esempio, alle Europee del 1994 (tre mesi dopo le politiche) stringe un patto con Mariotto Segni: nasce l’Elefantino, forza di destra che guarda al centro col chiaro intendo di rubare voti a Forza Italia. Risultato: FI schizza al 30 percento, AN scendo al 10. Geniale. Non è finita. Fini si mette in testa di essere l’erede di Berlusconi, anche se a quest’ultimo manco gli passa per il cervello. Ma il presidente di AN ne è convinto e coltiva il sogno per oltre un decennio. Fino al 2007, quando a Milano in piazza San Babila succede una cosa: Silvio sale sul predellino della sua mercedes e annuncia la nascita del partito unico del centrodestra. Il leader? Boh. Forse Berlusconi, forse Michela Vittoria Brambilla. Chissà. E Fini? Va su tutte le furie. Attacca Berlusconi, gli dà del comico e annuncia che AN è pronta a votare il decreto Gentiloni, cioè la legge che impedirebbe a Berlusconi di essere sia proprietario di televisioni sia uomo politico. Ormai è rottura. Situazione irrimediabile? Figuriamoci. Passa giusto qualche mese ed ecco l’ultima dichiarazione di Fini: “Alle prossime elezioni il centrodestra deve presentarsi unito e Silvio Berlusconi è il nostro candidato premier”. Povera destra italiana, nelle mani di un buono a nulla ma capace di tutto. |