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Milano vince con il voto dei piccoli, nonostante il ‘no’ di Usa, Cina e Russia

Expo 2015, l’occasione del riscatto

I meriti? Del sindaco Moratti, del premier Prodi, del ministro Bonino. Su Milano e Lombardia arriva una pioggia di 20 miliardi di euro, oltre a 70mila posti di lavoro. Scatta il conto alla rovescia: sette anni per essere all’altezza delle aspettative.

 

di Ersilio Mattioni

MILANO (1 aprile 2008) – Per una volta destra e sinistra non litigano, Anzi, gioiscono e si lodano a vicenda: Milano ha vinto l’Expo 2015. Con il voto di ieri a Parigi la nostra scalcinata nazione (che nelle emergenze rende il doppio) si è aggiudicata la vetrina internazionale dopo 102 anni dall’ultima edizione meneghina, nonostante il voto contrario di Stati Uniti d’America, Cina e Russia che hanno preferito Smirne. Perché le super potenze ci sono avverse, mentre i piccoli ci appoggiano? Riflessione che converrà svolgere. E’ chiaro che il nostro Paese non ha più il prestigio internazionale di un tempo.

RISCATTO ITALIANO – Ma è altrettanto chiaro che questa vittoria è un’occasione di riscatto. Tutto allora dipenderà da come verranno spesi quei 4,2 miliardi di euro. La cifra riguarda solo gli investimenti diretti, perché con quelli indiretti si calcola una pioggia sulla Lombardia di 20 miliardi. Con quel denaro Milano dovrà realizzare 11 milioni di metri quadrati di verde, 6 linee di metropolitana (3 più di adesso), 120 chilometri di piste ciclabili, navigli navigabili, superamento dei più cruciali e difficili nodi viari, alta velocità ferroviaria con apposita stazione, una rete aeroportuale con Malpensa che, per quella data, dovrà aver risolto i suoi guai. L’afflusso previsto è enorme: 120 Paesi espositori e 29 milioni di visitatori che nei sei mesi dell’Expo (dal primo maggio al 31 ottobre 2015) fanno oltre 160mila persone al giorno. Ecco il punto: soldi da investire e da investire bene, se vogliamo recuperare prestigio e credibilità internazionale.

IL MERITO – Il comitato promotore è stato costituito a tempo di record e lo presiederà Letizia Moratti. Sia detto per dovere di cronaca: il sindaco di Milano, il premier Romano Prodi e il ministro Emma Bonino sono i veri artefici del successo italiano. Non badate al coro dei tanti politici che oggi se la cantano e se la suonano. Viviamo nel Paese in cui le vittorie hanno mille padri e le sconfitte sono orfane. C’è da scommettere che se avessimo perso, si sarebbe giocato per un mese a scaricabarile.

IMPATTO AMBIENTALE – Oltre all’entusiasmo, però, si deve aprire il dibattito su come gestire il cambiamento di Milano e della sua area metropolitana: i fondi da utilizzare, come detto, saranno ingenti e dovranno essere indirizzati alla creazione di infrastrutture utili, tenendo presente che si agisce su un territorio già molto sfruttato. In altri termini, occorre programmare il cambiamento con intelligenza e non aver paura di mettere sul tavolo il grande tema dell’impatto ambientale. Del resto, l’aggiudicazione dell’Expo 2015 a Milano è avvenuta anche per la sostenibilità ambientale del progetto italiano che si è fondato sulla salvaguardia dei suoli agricoli e sulla costruzione di un quartiere a basso impatto ambientale.

TUTTI PIU’ RICCHI? – Guardiamo avanti e consoliamoci con le stime. Le camere di commercio ipotizzano che con un’Expo ben gestito (solo i cantieri porteranno 70mila nuovi posti di lavoro) Milano e Lombardia fattureranno nel semestre espositivo 6 miliardi di euro: 3 miliardi per l’alloggio, 271 milioni per l’utilizzo di mezzi pubblici, un altro miliardo verrà incassato da ristoranti e pizzerie, 192 milioni da bar, caffè e pasticcerie, ben 765 milioni arriveranno al mondo dell’abbigliamento, 212 milioni a quello delle calzature e accessori, 110 alla gioielleria. Il conto alla rovescia è già cominciato: sette anni per essere all’altezza delle aspettative, per essere puntuali, per essere perfetti. E per diventare più ricchi.

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