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Arconate, 24 luglio 2009
LA SINISTRA ARCONATESE? E' ALLERGICA ALLE CRITICHE E
HA IL VIZIO DELLA CENSURA, ANCHE CONTRO IL
NOSTRO PICCOLO SITO WEB Succede in Cina, a Cuba o nei regimi comunisti: i governanti non sopportano le critiche e allora ricorrono alla censura dei mezzi di informazione. Sembrerà incredibile. Eppure è esattamente quello che il Pd di Arconate sta facendo nei confronti di un piccolo sito web come il nostro. Noi comunque, che dei politici abbiamo una stima pari a zero, non staremo certo a subire i loro diktat. E' vero, amici del Pd, che ci avete proprio rotto. Ma tranquilli, siamo vaccinati. Intanto, alla faccia vostra, ci beviamo un mojito...
ARCONATE (24 luglio 2009) - Impedirci di pubblicare notizie e commenti sulla politica locale è impossibile. E questo lo sa anche il Partito (Non)Democratico di Arconate. Forse a qualcuno dispiace. Ma qui non siamo in Cina né a Cuba. E non siamo neppure in Russia, dove i giornalisti scomodi vengono misteriosamente assassinati. Insomma, non siamo in nessuno di quei posti tanto cari a molti esponenti del Pd, come ad esempio a Peppo Rolfi che, con orgoglio, ha di recente rivendicato di essere stato comunista. Buon per lui. E buon per lui che il comunismo è morto. Altrimenti, fosse dipeso dai suoi amici, oggi non potrebbe fare una libera opposizione, cosa che invece fa tutti i giorni, giustamente e legittimamente.
Il problema è che Rolfi e il Pd
dovrebbero pure accettare che qualcuno li critichi,
giacché proprio sulla libertà di critica si misura
la democrazia. E il Partito Democratico dovrebbe
avere a cuore il termine che porta, aggettivato, nel
nome. Ma allora, cari amici del Pd, perché
continuate a mandarci lettere e mail cercando di
censurare il nostro lavoro, cercando di impedirci di
pubblicare persino fotografie pubbliche? Perché, non
potendo ricorrere alla censura vera e propria,
utilizzate l'antipatico strumento della vessazione o
della velata minaccia di denunce e querele? Eravate stati voi a criticare
Mantovani perché vi aveva querelato. E avevate
sostenuto che si trattava di un'intimidazione della
peggior specie. Beh, perché fate lo stesso contro un
libero sito web di informazione, dove gli articoli
vengono sempre firmati e dove la responsabilità è
tutta del direttore che voi conoscete per nome
cognome indirizzo?
I fatti. Qualche settimana
fa Ersilio Mattioni, direttore del nostro sito
internet, riceve una mail da Angelo Borsa, ex
capogruppo di minoranza e oggi fiancheggiatore Pd.
Il quale intima di togliere tutte le foto che lo
ritraggono dal sito
www.ersiliomattioni.it. Il motivo? Non lo dice.
Anzi sì, dice che la sua immagine non può essere
utilizzata senza il suo permesso. Poi aggiunge che
segnalerà al garante della privacy (pover'uomo, il
garante, ha
già tanto di quel lavoro per le cose serie...) il
caso e che, se necessario, ricorrerà nelle sedi
opportune. Ignora il Borsa due fatti: aver ricoperto
ruoli pubblici e aver diffuso fotografie proprio per
questa ragione. Fine del discorso. Il suo nome e le
sue fotografie possono essere utilizzate da un sito
web di informazione, anche perché non sono immagini
scattate in camera da letto (per le quali,
francamente, non nutriamo interesse), bensì in
campagna elettorale o in consiglio comunale o in
altre occasioni ufficiali.
Archiviato il caso Borsa,
scende in campo il partito in prima persona. O
meglio, in forma anonima. Sempre all'indirizzo mail
del direttore Mattioni giunge così un altro
messaggio, firmato 'il responsabile servizi
informatici del Pd di Arconate'. Chi è costui o
costei? Impossibile saperlo. Il direttore del nostro
sito fa quindi presente di non poter dialogare
con una carica o una sigla, ma solo con una persona.
Risposta del Pd, testuale: "Il mio nome e cognome
non hanno alcuna importanza". Su questo non ci
piove, se poi lo dice lei... Però rimane il problema
di fondo: se noi scriviamo a qualcuno in forma
privata, ci firmiamo. Sigle, cariche, anonimati di
vario tipo sono tutte cose da gente pavida che si
nasconde dietro il partito. Per cui,
dialogo impossibile anche solo da cominciare.
Ma veniamo al merito. Il Pd
continua con le vessazioni e pretende la rimozione
di tutto il materiale che proviene dal loro sito.
Tutto? Ma proprio tutto? Eh sì, quel materiale è
stato rubato e... scotta. Di cosa si tratta? Di una
foto di Peppo Rolfi (del tutto simile a quella che è stata mandata in
tutte le famiglie arconatesi assieme al programma
elettorale) e di una foto scattata in piazza nel
corso del primo consiglio comunale, foto identica ad
altre mille scattate nell'occasione. Basta. Non c'è
altro. Ma cosa dovremmo rispondere noi a gente che
fa queste richieste e che chiama in causa diritti
d'autore, privacy, autorizzazioni, registrazioni?
Niente. Non dobbiamo rispondere niente.
Anche perché il Pd di Arconate,
ormai, ne combina una al giorno. Prima mettono on
line, su YouTube, un video con le dichiarazioni di
un certo Giovanni Pasini. E mettono on line pure il
codice per copiare quel video su un altro sito e
farlo vedere. Perché? Ma perché loro sono
democratici. Poi però, quando qualcuno diffonde
veramente quel video, allora tolgono il codice e non
consentono più a nessuno di incorporarlo. Ma non
erano democratici? Bah, avranno cambiato idea. Certo
è che siamo di fronte al primo caso di auto-censura
della storia dell'informazione. Interessante,
potrebbe finire sui manuali...
Qualcuno si potrebbe chiedere perché la sinistra arconatese ce l'ha tanto con il nostro sito web e, soprattutto, cosa ci guadagnerà mai a comportarsi così. Nulla, non ci ricava proprio nulla. Se non farci perdere tempo, farci spendere qualche soldo per i pareri dei nostri avvocati (a loro, di solito, li paga il partito, cioè i contribuenti) e romperci un pochetto la balle. Amici del Pd, occupate il vostro tempo per risolvere i problemi di Arconate e lasciate stare la libera informazione. E' meglio, davvero. E' meglio per tutti. Potremmo anche andare più d'accordo. Da parte nostra, liberali al 100 percento, massima disponibilità. Però fate i bravi eh...
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