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27 ottobre 2009
Il Pd e le Primarie: un successo a Milano e in Lombardia!
Ad
Arconate però crolla la partecipazione. Lo dicono i numeri: -31%
rispetto al 2008, -48% rispetto al 2006
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ARCONATE (27 ottobre 2009) -
Chi scrive è un convinto sostenitore delle
Primarie, gran bell'esercizio di democrazia. A
condizione che siano vere, bisognerebbe aggiungere.
Già, dal momento che il congresso dei delegati può
in linea teorica, ribaltare il voto popolare. E poi,
l'America insegna (e negli Usa, di Primarie, se ne
intendono: lì sono obbligatorie per legge) che gli
elettori di uno schieramento si consultano per
scegliere chi sarà il candidato alla Casa Bianca,
non chi guiderà il partito. Il motivo? In America i
partiti non esistono, sono comitati elettorali. In
Italia, invece, esistono fin troppo: decidono
addirittura in anticipo la composizione del
parlamento, complici le liste bloccate. Se i partiti
rappresentassero ancora qualcosa - e questo qualcosa
dovrebbero essere gli interessi collettivi - allora
avrebbe un senso averne di così pesanti e
ingombranti. Invece non rappresentano più nessuno,
se non gli interessi di amici e parenti. Dunque,
beato il giorno in cui saranno aboliti.
Ma non è di questo che volevamo parlare. Torniamo al
tema, le Primarie del Pd. Che, al di là di ogni
dubbio, sono state un successo a Milano e in
Lombardia. Non però ad Arconate. A dirlo non siamo
noi, bensì i numeri. Eccoli, impietosi: nel 2006
(alle Primarie che incoronarono Romano Prodi)
votarono 222 elettori), nel 2008 (a quelle che
consegnarono le sorti del Partito Democratico a
Walter Veltroni) andarono al seggio in 168. E
l'altro ieri? Soltanto 116 votanti. Un crollo,
giacché l'aritmetica è tutto tranne che un'opinione.
Dal 2008 al 2009 la percentuale di votanti alle
Primarie, in quel di Arconate, è diminuita di circa
il 31%. Più clamoroso ancora il dato dell'altro ieri
raffrontato con il 2006: in questo il crollo è del
48%. Il che significa che quasi la metà degli
elettori arconatesi non ha più voluto partecipare
alle Primarie a distanza di appena tre anni. Perché
il Pd di Milano replica il dato del 2008, mentre
quello di Arconate è in picchiata?
Bella domanda. Rispondere non è semplice, anche se è
doveroso almeno provarci. E noi tentiamo. O meglio,
abbozziamo: mai essere velleitari. Dunque, cos'è il
Pd ad Arconate? E', perlopiù, una riunione davanti
al caminetto di due o tre famiglie, più qualche
amico selezionato con cura. Famiglie e amici tutti
provenienti dalla tradizione Pci-Pds-Ds. Nulla di
male, per carità. Ma dove sono finiti i cattolici, i
moderati? Boh, di sicuro non nel Pd. E questo è il
primo motivo per cui un simile partito non può
risultare attraente per una parte significativa
della società arconatese.
Altro elemento: chi guida il Pd? Egle Clivio, classe
1976. Un volto giovane che potrebbe dare alla
sinistra arconatese un'identità e un progetto. Ma la
coordinatrice cittadina, nei fatti, non decide
nulla, perché a comandare è Peppo Rolfi e i suoi
adepti (tutti aver 60 o giù di lì). A volte ci
chiediamo perché la coordinatrice stai lì a farsi
dare ordini, invece di andarsene. Ma poi ci
rispondiamo che a volte, in politica, conviene
combattere dall'interno e non mollare. Quindi, tanti
auguri.
Da ultimo, di cosa parla il Pd? Di Mantovani, di
quanto è brutto e cattivo, dei nomi delle vie, delle
torrette, dei cancelli, delle cinte, dei vigili in
bicicletta con o senza pistola, delle ordinanze
sull'acqua, delle feste e dei balli. E dei problemi
delle persone? Mai una volta, troppo difficile.
Allora, dove volete che vada un partito del genere?
Ognuno scelga l'opzione che ritiene. Del resto, se
pure il popolo delle Primarie (che poi sarebbero gli
elettori del Pd) si è stufato, una ragione ci dovrà
pur essere. Inutile sperare in un'autocritica.
Sarebbe chiedere troppo a una sinistra drogata da
presunzioni d'infallibilità. E' un vecchio vizio,
duro a morire.
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