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Arconate, 30 novembre
INTERVISTA, DA LEGGERE FINO IN FONDO, A ERSILIO MATTIONI
"Angelo Borsa? Un bluff, un pallone gonfiato. Politicamente parlando, s'intende. L'ho capito dopo pochi mesi. Ma ormai era tardi. Il Pd la pensa come me, al di là delle dichiarazioni pubbliche. Tant'è vero che non l'hanno voluto in lista". A distanza di tre anni e mezzo, Mattioni racconta la sua esperienza come consigliere d'opposizione. E rivela: "Tutti volevano sollevare Borsa dal ruolo di capogruppo. Mancò il coraggio. E poi ci furono due veti: della sinistra (che temeva un capogruppo più moderato) e della chiesa". E il futuro? "Non me ne occupo. Sono tempi da dilettanti allo sbaraglio. Mantovani è l'unico ad avere un'idea per Arconate. Piaccia o non piaccia, questa è la storia"
a cura della redazione
ARCONATE (30 novembre
2009) - Sono passati tre anni e mezzo da quel 29
maggio 2006, giorno in cui Ersilio Mattioni, oltre a
compiere gli anni, veniva eletto consigliere
comunale d'opposizione, risultando il candidato più
votato della sua lista. Una lista che, nelle
intenzioni del candidato sindaco Angelo Borsa,
avrebbe dovuto essere civica nel senso letterale
della parola. E che invece si è presto trasformata
in un veicolo nelle mani della sinistra per le sue
campagne anti Mantovani. In quest'intervista
Mattioni, rispondendo a un'altra intervista
rilasciata da Borsa al Pd, parla della sua
esperienza sui banchi della minoranza e racconta
retroscena fino a oggi sconosciuti.
Direttore, cominciamo?
"Quando volete".
Promette di dirci tutta la verità?
"Non c'è bisogno di chiederlo.
Comunque, lo prometto".
Cosa pensa di Angelo Borsa?
"Politicamente parlando è un
nullità, nel senso che è irrilevante. E' un bluff,
insomma. O meglio, un pallone gonfiato, perché pensa
di sapere tutto, è insofferente alle critiche e
discute sempre malvolentieri con chi non la pensa
come lui. Poi però non ne indovina mai una, neppure
per sbaglio".
Ma allora perché, nel 2006, si è candidato nella sua lista?
"Intanto, premetto che io avrei
voluto Luciano Poretti come candidato sindaco. E tra
i due, com'è evidente, non c'è proprio paragone. Ma
poi hanno prevalso altre logiche".
Quali logiche?
"Se ve lo racconto, promettete
di non ridere?"
Stavolta promettiamo noi, d'accordo. Quindi?
"Fu creato una specie di
comitato di saggi per scegliere il candidato
sindaco".
Come dice?!
"Ecco, lo sapevo. State già
ridendo. Ma è proprio quello che è successo. Fu
incaricato un comitato di saggi, dentro il quale era
forte l'influenza di don Piercarlo Maggiolini,
quando ancora non era diventato prete eh..."
Un aspirante prete per scegliere il candidato sindaco?
"Eh, che volete che vi dica? Lo
so, è una roba da manicomio. Ma quelle erano le
logiche e da quelle logiche scaturì Angelo Borsa. Il
quale però, durante la campagna elettorale, sembrava
il più moderato di tutti. Sembrava avesse un
progetto da portare avanti, al di là del risultato".
Poi cos'è successo?
"Ha preso una scoppola di
quelle potenti, trascinando tutti nel crollo. Ma va
beh, succede. Fa parte della politica. Borsa invece
non ha accettato la sconfitta, è come impazzito. Ha
cominciato, nelle riunioni private, a insultare gli
arconatesi per come avevano votato".
E lei cosa pensò? Sincero eh...
"Pensai che si trattava di un
momento di scarsa lucidità. Poi dovetti ammettere,
almeno a me stesso, la gravità della situazione.
Eravamo allo sbando, senza guida, senza progetto,
senza idee, senza iniziative. Ricevevo mille
pressioni dai miei elettori. Mi dicevano di rompere,
di fare qualcosa".
Perché non lo fece?
"Tentai. Prima di far ragionare
la ciurma, senza successo. Poi di costruire
un'alternativa, democratica, che nascesse
dall'interno del gruppo. Secondo me bisognava
cambiare capogruppo, definire una linea e costruire
un nuovo progetto per Arconate".
Era l'unico a pensarla così?
"Affatto. A parole la pensavano
quasi tutti come me. Mancò il coraggio di cambiare".
Si spieghi meglio...
"Una sera io e Luca Mantovani
andammo a casa di Maurizio Gozzo. Tutti condividemmo
la necessità di cambiare e proponemmo proprio a
Gozzo di assumere la carica di capogruppo. Lui si
prese qualche giorno per pensarci ma ci sembrò
convinto. Ci disse che così non si poteva
continuare. So che in seguito fu messa al corrente
anche Roberta Monolo. Era il momento della svolta.
Ma poi non successe nulla".
E perché?
"Ci furono due veti. Uno della
sinistra: Peppo Rolfi e compagnia cantante temevano
di perdere il controllo sulla lista civica, cosa che
invece Borsa capogruppo garantiva. Intendiamoci, il
Pd, su Borsa, la pensa esattamente come me, al di là
delle dichiarazioni pubbliche. Ma in quella fase
Borsa era il cavallo di Troia della sinistra: il suo
compito era quello di distruggere la lista civica
Insieme per Arconate e consentire poi al Pd di
correre da solo, come unico sfidante di Mantovani".
Un piano riuscito alla perfezione...
"Direi proprio di sì. L'unico a
non averlo ancora capito è proprio Borsa. Mentre
Peppo Rolfi, con il cinismo tipico di chi viene dal
Partito Comunista, ha centrato il suo obiettivo:
entrare in consiglio comunale. Par fare che cosa,
resta un mistero, visto che Mantovani non ha mai
avuto un'opposizione più inconsistente di quella
attuale".
Scusi direttore, ha parlato di due veti che vi hanno impedito di rimuovere Borsa dalla carica di capogruppo. Il primo della sinistra, e il secondo?
"Della chiesa, o meglio di una
parte di essa. Borsa ha sempre avuto il parroco come
sponsor e nel momento del bisogno, l'ha avuto come
scudo. Non che la cosa mi scandalizzi. Sto solo
descrivendo i fatti".
E voi vi siete lasciati intimorire dai quattro gatti del Pd e dalla chiesa?
"Per carità, non certo io. Me
ne frego di quel che pensano i preti, figuriamoci
del Pd. Però non ero da solo a decidere".
Quando ha capito che Borsa era un bluff?
"Nel luglio 2007. Ero in
vacanza a Capo Verde, per la precisione sull'isola
di Sao Vicente. Una sera a Mindelo, in piazza
Amilcar Cabral, l'ho confidato al mio caro amico
Mirko Doni. Si parlava di politica arconatese e
abbiamo fatto un'analisi, traducendola in portoghese
per i nostri amici autoctoni. Da quella
chiacchierata in poi ho avuto le idee sempre più
chiare".
E i capoverdiani che dicevano?
"Ridevano. Poi hanno tradotto
le nostre definizioni con la parola 'girinoia'. Ma
non chiedetemi il significativo, perché è
intraducibile, per chi non parla il creolo".
Oppure è meglio non tradurla?
"Ahahahahahahah..."
Qual è la differenza più grande fra lei e Angelo Borsa?
"Che io non ho bisogno di
urlare quando parlo, per farmi ascoltare. sapete
perché? Perché non sono un ruminante, sono sereno, sono contento della mia vita, del mio lavoro, della
mia famiglia, dei miei amici, dei miei affetti, di
tutto insomma. Non ho bisogno di odiare nessuno".
E la politica, non le manca?
"Ne scrivo tutti i giorni".
Ma non quella milanese o lombarda, e non quella scritta. Quella locale, quella attiva. Non le manca?
"Certo, mi è sempre piaciuto
occuparmi del mio paese. Ma ora passo a Milano sei
giorni su sette. Come potrei? E poi, questi sono
tempi per dilettanti allo sbaraglio. L'unico ad
avere un'idea per Arconate è Mantovani. Piaccia o
no, questa è la storia".
Si considera ancora il miglior assessore alla cultura possibile?
"Certo".
Meglio anche di Maria Bernardi?
"Non fatemi entrare in questa
polemica".
Perché no? Cosa ne pensa dell'ironia di Grande Arconate?
"Che hanno esagerato. Anche se
era solo una battuta, l'ha trovata di cattivo gusto.
Chi si candida, mettendo la propria faccia, merita
sempre rispetto".
Ha letto l'intervista che Borsa ha rilasciato il Pd?
"Sì, l'ho letta".
Che ne pensa?
"Banalità, retorica da mercato,
un po' di populismo. E un sacco di imprecisioni".
Borsa sostiene che lei si è ammorbidito nei confronti di Mantovani subito dopo essere stato eletto nel 2006 come consigliere d'opposizione. E sostiene che l'avrebbe fatto perché, dopo la sua elezione, Mantovani avrebbe ritirato una querela nei suoi confronti. Come stanno le cose?
"Borsa ha la memoria corta.
Mantovani mi querelò nel 2003, per un articolo
pubblicato su Diario. Non ci fu mai alcuna
trattativa fra le parti e il processo cominciò, fino
al ritiro di querela da parte di Mantovani, poco
prima della sentenza. L'avvocato Caterina Malavenda,
che mi seguiva per conto di Diario, me lo comunicò
stupita e mi consigliò di accettare la remissione di
querela, pur non avendola noi mai richiesta. Tutto
questo succedeva all'inizio del maggio 2006, mentre
le elezioni si sono tenute alla fine di maggio.
Quindi, nel momento della mia elezione, non c'era
nessuna controversia giudiziaria aperta. Ma sapete
qual è il colmo?"
No, quale?
"Che Borsa lo sapeva benissimo.
Lui, e tutti i candidati della lista, furono messi
al corrente di quella querela, fino al giorno della
sua conclusione. I casi sono due: o Borsa mente
sapendo di mentire oppure ha la memoria corta, per
non ricordarsi un episodio di tre anni e mezzo fa.
In questo caso, gli consiglio le parole crociate".
Quelle della settimana enigmistica?
"No, quelle sono troppo
difficili".
Però Borsa sostiene che lei non faceva opposizione...
"Altra bugia. Fui l'unico a
condurre l'ostruzionismo al bilancio, per evitare
l'innalzamento delle tasse comunali. Ero in aula a
fare la battaglia, assieme agli altri consiglieri.
Sa dov'era Borsa? Fuori a fumare la sigaretta. Detto
questo, detto tutto".
Direttore, ci toglie due curiosità?
"Anche tre".
La prima: ha poi offerto il moijto a Giovanni Pasini?
"No, non è mai venuto a
trovarmi. Ma sarò sempre pronto per offrirglielo".
La seconda: è vero che, quando era consigliere, facevate le riunioni d'estate in costume da bagno ai bordi della piscina della casa di Borsa?
"No, calma. Io, alle riunioni,
vado sempre in pantaloni lunghi e camicia. Era Borsa
che stava in costume e che, mentre si stava
parlando, si alzava e andava a farsi un tuffo".
E lei cosa pensava in quei momenti?
"Posso non rispondere?"
Va bene, concesso. Però ci toglie l'ultima curiosità: è vero che lei definì Peppo Rolfi "un incompetente"?
"Verissimo. Da assessore
all'urbanistica, fra il 1988 e il 1993, concepì il
piano Sant'Antonio, sul ponte dei marinai, il quale
prevedeva l'abbattimento di una delle ultime
villette liberty di Arconate. Una decisione folle,
contro l'arte, la storia e la cultura. Una decisione
che soltanto un incompetente avrebbe potuto
assumere".
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