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ARCONATE

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Arconate, 14 novembre 2008
 

prossima pubblicazione: da non perdere!!!

 

IL GRANDE INGANNO

Un racconto di Ersilio Mattioni

Così la sinistra ha occupato la lista Insieme per Arconate, nata per essere civica e divenuta una succursale dei Ds prima e del Pd poi. Tutto questo grazie ad Angelo Borsa, usato come cavallo di Troia. Il grande inganno, dunque. Non solo nei confronti di tanti cittadini, ma in primis nei confronti degli stessi candidati, all'oscuro delle trame segrete della sinistra arconatese
 

ANTICIPAZIONE

Quando nel 2006 mi candidai con la lista Insieme per Arconate, lo feci chiedendo una sola garanzia: doveva essere una lista civica, slegata dai partiti e senza sbandate a sinistra. Ottenni quella garanzia, salvo poi scoprire che si trattò di una promessa vuota. E che lo stesso Angelo Borsa (candidato a sindaco e garante della natura civica della lista) non aveva alcuna intenzione di tenere fede alla parola data: era già d'accordo con la sinistra arconatese che, passate le elezioni, la nostra lista si sarebbe spostata su posizioni vicine ai Ds (e poi, di conseguenza, al Pd). Ebbi un'avvisaglia quando (assieme a un altro candidato di Insieme per Arconate) mi recai nell'abitazione dello stesso Borsa, per chiedergli se non sarebbe stato il caso di escludere Luciana Stangalino dalla lista. Nulla di personale, ovvio. Ma una ragione politica ci spingeva a fare quella richiesta: come avremmo potuto definirci una lista civica slegata dalla sinistra avendo fra i nostri candidati una persona marcatamente e radicalmente di sinistra? Borsa sulle prime abbozzò. Poi ci fece sapere che non era possibile. La sinistra mostrò il suo vero volto poco dopo le elezioni, quando un suo esponente definì Arconate "un paese di merda, un paese di coglioni". Fui sul punto di andarmene molte volte. Resistetti in questo clima di odio personale soltanto per tenere fede al patto con gli elettori, i quali mi avevano mandato in consiglio comunale come candidato più votato ed erano ignari di ciò che, alle loro spalle, stava succedendo. Ed è proprio a loro, ai miei elettori, che dedico il Grande Inganno. Lo faccio come se fosse una forma di risarcimento, oltre che un grazie per aver creduto in me.

 

Sono tante, tantissime le cose da raccontare. Sono tante, purtroppo, anche le bugie che ci siamo sentiti ripetere ciclicamente in questi anni. Per esempio, Borsa prometteva un cambio di linea, la rottura con la sinistra, l'avvio di una politica moderata che dialoga sui problemi del paese e che, quando questi problemi sono strategici, non fa barricate ma cerca di trovare soluzioni utili per tutti, anche sedendosi al tavolo con la maggioranza. Parole, parole, parole. Perché nei fatti Borsa era il cavallo di Troia della sinistra: a noi raccontava di volere un nuovo progetto politico, salvo poi incontrarsi con i dirigenti Ds-Pd e tessere assieme a loro le future alleanze. Scoprirlo mi fece male. E fu deprimente. Ma la cosa sconcertante fu un'altra: una sera, in una riunione allargata del nostro gruppo, decisi di giocare a carte scoperte. Del resto, a parole eravamo tutti d'accordo: consumare la rottura a sinistra a avviare un progetto nuovo. Così mi rivolsi a tutti i consiglieri del mio gruppo: "Eravamo d'accordo ragazzi, o no?" Borsa stava seduto vicino a Peppo Rolfi. All'inizio negò. Poi si rese conto che non poteva trascinare oltre quella penosa commedia. E rispose così: "Sì, prima. Cioè, non così. Ma adesso sono cambiaste un po' di cose e non sono più d'accordo". Da non credere. Un dilettantismo politico misto a bugie che mi lasciò senza parole.

 

D'altra parte, in questi due anni e mezzo, Borsa riuscì a dire tutto e il contrario di tutto in almeno venti occasioni  ufficiali. Qualche esempio? Ce n'è in abbondanza. E sono uno più 'edificante' dell'altro... (CONTINUA) 

 

 

 

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