Arconate, 8 maggio 2009
ELEZIONI COMUNALI 6-7 GIUGNO 2009: PRESENTATI
I CANDIDATI SINDACI
Arconate, Mario Mantovani contro Peppo Rolfi.
La politica torna indietro di vent'anni
Si annuncia una campagna fatta di veleni e
colpi bassi, come la sinistra da tempo progetta. Area Liberal non
parteciperà alle elezioni. Anche l'Udc getta la spugna, dopo il
passo indietro dell'ex sindaco Luciano Poretti. Il Pd ha già perso
in partenza ma occuperà i cinque seggi d'opposizione. Disarmante il
commento di Ersilio Mattioni: "Eliminare l'alternativa moderata per
lasciare campo libero alla sinistra? E' un capolavoro di stupidità
politica firmato Angelo Borsa"
UNA FASCIA PER DUE SFIDANTI -Saranno il senatore Mario Mantovani (Pdl)
e Peppo Rolfi (Pd) a contendersi la fascia tricolore da sindaco di
Arconate
a cura della redazione
ARCONATE (8 maggio 2009) –
Elezioni comunali, la
sfida sarà a due: Pdl (sotto le insegne di Grande Arconate) contro
Pd. Il centrodestra ricandida a sindaco il senatore e
sottosegretario di Stato Mario Mantovani, mentre il Partito
Democratico punta tutto su una vecchia conoscenza della politica
locale, Giuseppe ‘Peppo’ Rolfi: comunista fin dalla più tenera età
che ha poi seguito il partito in tutte le sue evoluzioni, dal Pci al
Pds ai Ds fino al Pd.
Nessun’altra lista in campo. L’Udc ha rinunciato a presentarsi,
causa il passo indietro dell’ex sindaco Luciano Poretti che, in un
primo momento, aveva dato la propria disponibilità. Area Liberal,
invece, non ha ritenuto che esistessero le condizioni politiche per
un terzo polo liberale slegato dai partiti. Ersilio Mattioni, leader
della giovane formazione, ha commentato così: “Ringrazio tutti
quelli che ci hanno creduto. Il nostro progetto non è morto, è solo
in standby. Valuteremo in futuro come farlo crescere e, in questo
senso, confido molto in un rapporto stretto con la Lega Nord”.
I fatti di oggi, però, sono quelli di una gara a due. E non sono
fatti confortanti. La politica arconatese fa cento passi indietro,
con buona pace di chi ha cercato di svecchiarla, di chiudere la
lunga stagione dei veleni, di voltare pagina insomma. Tutto inutile.
Prepariamoci a una campagna elettorale fatta di insulti, accuse,
calunnie, bassezze, attacchi personali, assieme a tante storie di
fantasmi. Sentiremo parlare di area Bocca, di palazzo Taverna, di
conflitti d’interessi e di case di riposo. Ovvero, di tutto ciò che
può riguardare, in modo diretto o indiretto, il senatore Mantovani.
La sinistra ha già caricato i fucili e si prepara a fare fuoco.
Del resto, è questo che il Pd (quando era ancora Ds) prepara da
anni: uccidere l’opposizione liberale e moderata. Lo scopo?
Semplice: la sinistra vuole riproporre il vecchio schema del mostro,
del nemico da abbattere, non dell’avversario politico con cui
confrontarsi, pur nella diversità. Beh, ci sono riusciti. E la
scelta di Peppo Rolfi come candidato sindaco non è casuale. E’ lui
il duro e puro, il crociato, il nemico giurato di Mantovani fino dai
lontani Anni Ottanta, quando entrambi erano protagonisti sulla scena
politica.
Peccato che l’opposizione, ad Arconate, debba essere conciata così.
Però la colpa non è solo della sinistra. E’, soprattutto, di tutti
quelli che, dalla sinistra, si sono fatti infinocchiare. Lucida, a
questo proposito, l’analisi di Mattioni: “Per anni mi sono sforzato
di dire ai miei colleghi di opposizione che avremmo dovuto tagliare
i ponti con la sinistra radicale e costruire un’alternativa
moderata. Mi sono sentito ripetere che bisognava stare uniti. Ed
ecco com’è finita: la sinistra ha spazzato via i moderati e ha
presentato una lista di partito. I comunisti sono cinici. Perseguono
i loro scopi e al momento opportuno te lo mettono in quel posto. Ai
miei occhi era già chiaro che sarebbe finita così. Il problema è che
sono stato circondato da incompetenza e analfabetismo politico, a
cominciare da Angelo Borsa e da chi ha voluto seguirlo. Questi sono
i risultati. Complimenti, ragazzi!”
Parole forti, quelle di Mattioni. Eppure non prive di fondamento. Lo
dimostra il fatto che i moderati hanno seguito Borsa e si sono messi
a fare gli estremisti, litigando fra loro e rimanendo infine senza
casa. Oggi gli elettori arconatesi si trovano di fronte a una scelta
di campo: Mantovani e il suo progetto-paese oppure le baionette del
Pd di Peppo Rolfi. Facile prevedere che anche quelli che non hanno
condiviso tutto ciò che Mantovani ha fatto e vuole fare, lo
voteranno. Affidare il paese a tre famiglie che affondano le radici
nel vecchio Partito Comunista, in tutta onestà, sarebbe come giocare
alla roulette russa: rischio di morte altissimo e nulla da
guadagnare.
Di Angelo Borsa, intanto, non si hanno più notizie. Forse si
candiderà con la sinistra, gettando finalmente la maschera. O forse
no. Di certo sarà ricordato come l’uomo che ha distrutto una lista
civica nata sotto i migliori auspici, per consegnare al
Pci-Pds-Ds-Pd tutti i cinque seggi d’opposizione. Un capolavoro di
stupidità politica che ha veramente pochi eguali.