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Arconate, 23 maggio 2009

 

ARCONATE, ELEZIONI COMUNALI 2009: IL GIALLO DELLA QUERELA DEL SENATORE

AMICI DEL PD, ADESSO FUORI LE CARTE!

Vittimismo di sinistra: accusano Mantovani di minacce e intimidazioni ma non ci spiegano perché. Tutto nasce dalla scelta dell'ex sindaco Maggiolini di farsi prete, da un discorso di Mantovani che gli riserva qualche stoccata e da una lettera di esponenti del Pd che il senatore ritiene diffamatoria. Da ciò la querela e la richiesta di 100mila euro di danni. Ma il Pd nasconde le carte. Perché?

FUORI LE CARTE, PLEASE! -Il Pd accusa Mantovani di minacce e intimidazioni per aver presentato una querela e aver chiesto 100mila euro di danni morali. Ma a sinistra si limitano al solito vittimismo, mentre dovrebbero mostrarci i documenti. Perché non lo fanno?

di Ersilio Mattioni

ARCONATE (23 maggio 2009) – A noi piace la chiarezza, soprattutto in campagna elettorale. Una dote che però, a quanto pare, non piace ai politici del Pd arconatese. I quali hanno un brutto vizio: lamentarsi e piagnucolare senza spiegare il perché. C’è una lettera firmata dagli esponenti della sinistra locale, spedita a un numero non precisato di persone e ritenuta diffamatoria dal senatore Mario Mantovani. Quest’ultimo, pertanto, ne querela gli estensori e chiede loro 100mila euro di risarcimento danni. La lettera incriminata contiene una serie di critiche a Mantovani per il suo discorso nel giorno in cui l’ex sindaco Piercarlo Maggiolini aveva salutato la nostra comunità, annunciando la scelta di farsi prete. Questo è tutto ciò che si sa. Abbiamo scritto al Pd, invitando i suoi esponenti a rendere pubblica la faccenda. E lo abbiamo fatto in nome di quella tanto sbandierata trasparenza che si deve ai cittadini-elettori. Già, trasparenza: parola che la sinistra usa come una clava, solo quando riguarda gli altri però.

PD CHIUSO NEL SILENZIO – Il Pd non ci ha risposto, chiudendosi in un silenzio imbarazzante. E questo dice molto rispetto alla cifra politica dei suoi esponenti. Che senso ha accusare Mantovani di minacciare, di intimidire, di utilizzare sistemi mafiosi per il semplice fatto di aver presentato una querela (la sinistra arconatese, contro chi scrive, di querele ne presentò quattro in due ani), se poi non si ha neppure il coraggio di mostrare i documenti? La nostra impressione è quella di un’armata brancaleone che gioca a fare politica, mentre al massimo potrebbe cimentarsi col Monopoli, giusto perché i soldi sono finti. Transeat.

SOLITO VITTIMISMO – Non bastava il silenzio. Il Pd è riuscito persino a peggiorare la situazione, mettendo il proprio vittimismo nero su bianco e pubblicando su un blog locale un patetico intervento, dove tra lacrime e lamentele si “denuncia ancora una volta la prepotenza e il clima intimidatorio di metodi che sfiorano la legalità e deformano la serenità del paese”. Addirittura? Non si sa se ridere o piangere. La nota del Pd prosegue poi con tono solenne: “Mantovani ha denunciato più volte per diffamazione l’ex capogruppo dell'opposizione Luciana Stangalino (moglie del candidato sindaco Peppo Rolfi, ndr) che si oppone con determinazione ai suoi metodi politici; nel frattempo chiede, per frasi ritenute diffamatorie scritte all’interno di una lettera privata consegnata in busta chiusa ad amici, un ingente somma per risarcimento danni”. Come sempre, non si può sapere altro: bisogno fidarsi. Non è tutto, ecco il gran finale: il Pd arconatese sostiene di aver ricevuto la solidarietà del segretario provinciale del partito Ezio Casati, di quello regionale Maurizio Martina, del presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, degli eurodeputati Patrizia Toia e Antonio Panzeri e pure di un certo Migliavacca (e chi è?! Boh…) Sarà vero? Se un giorno di questi ci capitasse di incrociare Penati nei corridoi di palazzo Isimbardi, non mancheremo di domandarglielo. Vi faremo sapere la sua risposta.

CHIARIMENTO GIURIDICO – Il nostro studio legale ci comunica che una lettera (anche se consegnata in busta chiusa a tre amici) può essere ritenuta diffamatoria. Per esempio, se noi scrivessimo che il nostro vicino di casa è uno spacciatore di droga e ciò fosse falso, potremmo essere denunciati e di sicuro verremmo condannati. Anche se tale lettera fosse recapitata solo in forma privata e solo nella cassetta della posta di un cittadino qualunque. Sarebbe diffamazione semplice, dunque. Senza aggravanti. Ma pur sempre diffamazione.

CHE PENA GLI ASCARI – A fare pena, in questa cupa vicenda di carte bollate, sono gli ascari, i fiancheggiatori del Pd. Uno su tutti: Angelo Borsa, il quale interviene sul già citato blog per attaccare Francesco Colombo, un giovane arconatese che con passione (e con le sue idee, naturalmente) ha più volte espresso opinioni sulla vita politica locale. Ce ne fossero di giovani così, caro Borsa! Invece Francesco viene accusato dallo stesso Borsa di non avere “una conoscenza diretta e profonda del complesso sistema di norme che regolano la materia”. Ah sì? E chi è Borsa, un professore di diritto, un avvocato? Di sicuro Francesco è più informato di lui, dal momento che Borsa (dopo aver studiato la legge elettorale) aveva addirittura sostenuto che Mantovani non avrebbe potuto ricandidarsi. Ecco il punto: Francesco, sui banchi di scuola, c’è già: ha 17 anni e fa il liceo; qualcun altro invece dovrebbe tornarci.

CONCLUSIONE AMARA – La vicenda Pd-Mantovani-querele-diffamazione ecc ecc… è di una tristezza infinita. Siamo di fronte a un dilettantismo politico imbarazzante che spesso sconfina in un vero e proprio analfabetismo. La tentazione è quella di dire che, insomma, ognuno ha i talenti che dio gli ha donato: chi tanti, chi pochi, chi zero. Ma noi rifuggiamo il buonismo. E ricordiamo a tutti che l’ignoranza è sempre una colpa.

 

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