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CHIESA E POLITICA, ETERNA DIATRIBA Don Simone Riva e le prediche della domenica: sono comizi politici? Le opinioni di Ersilio Mattioni e Francesco Colombo
ARCONATE (15 settembre 2009) - La chiesa fa politica anche nella piccola Arconate? Si discute. Il caso scoppia dopo le testimonianze dei fedeli sulle prediche domenicali di don Simone Riva, prete novello. La nostra redazione propone due punti di vista, quello laico di Ersilio Mattioni e quello cattolico di Francesco Colombo.
Le ingerenze del clero nella vita politica, pur mascherate dietro un'omelia, sono attentati alla nostra libertà
Chi ci conosce, già lo sa: i preti non ci stanno granché simpatici. Ma nella vita pratichiamo il principio "Libera chiesa in libero Stato". E tanto dovrebbe bastare. Condizionale d'obbligo, dal momento che tale principio è accettato a parole da tutti, mentre nei fatti le cose vanno in maniera un po' diversa. Prendete per esempio il caso del sacerdote novello don Simone Riva. Opera fra gli oratori di Dairago e Arconate e gli capita, naturalmente, di celebrare la messa. Fin qui normale procedura: è il suo lavoro. I problemi cominciano quando arriva l'omelia, detta altrimenti 'predica' o 'predicozzo'. Dal pulpito don Riva, secondo la testimonianza di molti fedeli, si scatena e si lancia spesso e volentieri in comizi politici. Poco importa che tali comizi siano a favore del Popolo della Libertà e contro la sinistra oppure viceversa. Ciò che conta è un'altra cosa: le prediche della domenica non sono tribune politiche, per rispetto ai fedeli innanzitutto. E per rispetto anche alla parte laica della società arconatese. Che un prete non debba prendere posizioni politiche in pubblico, non lo inventiamo certo noi. Lo raccomandano i vescovi. I quali poi sono i primi a predicare bene e razzolare male. Va da sé che se l'esempio viene dall'alto, allora non ci si deve stupire di nulla: neppure del fatto che un prete novello di un piccolo paese si improvvisi statista. Non ce ne stupiamo, dunque. Però non possiamo esimerci dal criticarlo. Le testimonianze dei fedeli, del resto, parlano chiaro. E noi non vogliamo certo mettere in dubbio la loro parola. Tuttavia, da cronisti, ci corre l'obbligo di verificare. Per questo, nostro malgrado, ci prendiamo un impegno preciso: andremo ad ascoltare il prete novello, pur preferendo, a proposito di novello, il vino rosso dei colli piemontesi. Eppure qualcosa non torna, in questa Arconate tormentata dai rapporti fra politica e chiesa. Il sindaco, il senatore Mario Mantovani, ha più volte palesato il suo fastidio nei confronti del parroco don Franco Quadri, reo di essere politicamente vicino al centrosinistra (anche se, per dovere di cronaca, bisognerebbe aggiungere che don Franco, dal pulpito, non ha mai espresso opinioni politiche). E lo stesso senatore non ha mancato di far notare a don Piercarlo Maggiolini, nel giorno della sua consacrazione, che i preti non devono esprimersi politicamente, facendo capire da che parte stanno. Benissimo. In quell'occasione noi fummo dalla parte del senatore. Ma allora perché al novello don Riva tutto è permesso? Perché, sulle sue prediche politiche, il centrodestra arconatese non ha nulla di ridire? Eh no, caro senatore: qui non sono ammessi due pesi e due misure. Quando un sacerdote passa il segno e invade il campo dello Stato, la politica ha il diritto-dovere di reagire, o almeno di dire una parola. Quanto vale la libertà? Molto, moltissimo, quanto la vita stessa. E le ingerenze del clero sono il nemico numero uno di quella libertà che sbandieriamo. Difendere la libertà ha senso, se lo si fa sempre e se non si fanno eccezioni, neppure per i preti. Anzi, a maggior ragione per i preti. I quali, a questa povera nazione, hanno già fatto danni a sufficienza da essere in debito per i prossimi due secoli. A don Riva diamo un consiglio: decida cosa vuole fare da grande, o il sacerdote o il politico. Veda lui, per noi è indifferente. Di certo, non può fare entrambe le cose. Lo sappiamo, il novello è un fan di Comunione e Liberazione, è di casa al meeting di Rimini e non fa mistero di aver votato a destra. Legittimo, per carità. Così come legittimo sarebbe se il prete cambiasse idea e votasse, la prossima volta, a sinistra. Ma quando si sale sul pulpito, davanti a sé ci sono i fedeli, ognuno con la sua sensibilità. Ecco, in quel momento, un buon sacerdote dovrebbe dimenticarsi per chi vota. E dovrebbe limitarsi a predicare per tutti.
Le prediche di don Simone sono pungenti, fatte di spunti vivi, veri, che hanno a che fare con la nostra vita
Chi mi conosce, lo sa: i preti non mi stanno antipatici, o meglio, non tutti. Non ho scelto per caso di iniziare il mio articolo con questa frase. Vorrei infatti liberare il campo da tutti i possibili equivoci che sono sorti, che possono e potranno sorgere in seguito all’ultimo articolo di Ersilio. Premessa: il direttore del sito, Ersilio Mattioni, quando mi chiese di collaborare con lui scrivendo degli articoli per il suo sito, precisò senza tentennamenti che il suo è un sito libero, aperto a tutti i contributi e disponibile ad ospitare qualsiasi punto di vista. Bene, questa promessa è stata mantenuta. Tutte le cose che ho scritto sono state puntualmente pubblicate, qualsiasi sia stato il mio punto di vista o la mia opinione a riguardo. Tuttavia, è doveroso sottolineare e puntualizzare che, proprio perché questo sito è libero, non sempre tutti quelli che scrivono e collaborano sono d’accordo su determinati argomenti o avvenimenti. Come dicevo prima, sgomberiamo il campo da equivoci. Considerato anche che il sottoscritto frequenta l’oratorio, va a Messa e collabora in Parrocchia, vorrei esprimere il mio dissenso verso l’ultimo articolo di Ersilio. La prima frase è piuttosto equivoca: sembra infatti che l’intero staff che collabora con il sito web nutra una certa insofferenza nei confronti del clero. Da parte mia, invece, non vi è alcun pregiudizio di sorta o alcuna insofferenza verso i sacerdoti in generale. Detto questo, vorrei esprimere la mia opinione su quello che è stato scritto da Ersilio nel suo ultimo articolo. Conosco personalmente don Simone, e sono legato a lui da un profondo vincolo di stima e di amicizia. Non per questo mi voglio lanciare in una sua difesa a spada tratta. Primo perché non ne ha bisogno, secondo perché non sarebbe utile né necessario. Vorrei soltanto analizzare la situazione da un altro punto di vista. Un punto di vista di chi lo conosce, di chi con lui ci parla, di chi ascolta dal vivo le sue prediche e da chi vive con lui alcuni momenti della vita parrocchiale. Affrontando il primo punto, cioè quello dell’omelia, non ritengo assolutamente che le prediche di don Simone siano comizi politici scatenati a favore di una parte politica, e in particolare, a favore della destra. Il problema, piuttosto, sta forse nel fatto che la sua è una predicazione pungente, fatta di spunti vivi, veri, che hanno a che fare con la nostra vita, e noi non ne siamo ancora pienamente abituati. Le coscienze arconatesi sono state per troppo tempo assopite e dormienti, abituate a una predicazione blanda, irreale e surreale, noiosa, che non ha niente a che vedere con il nostro vissuto quotidiano. Se infatti la predica viene vissuta e viene fatta vivere dal prete come un qualcosa di parallelo o addirittura estraneo alla nostra vita e che fuori da Messa non vale più niente, a cosa serve ascoltarla? Un giorno arriva lui e boom, qualcosa si smuove. Ed è proprio questo, il fatto di prendere posizione in merito ad alcuni avvenimenti della vita del Paese, come il caso Boffo-Feltri , il fatto di essere attuale, e il fatto che fuori da Chiesa le sue prediche destino scalpore che indicano che va nella direzione giusta. Ma schierarsi, esprimere l’opinione della Chiesa in modo determinato, questo non significa dare vita ad uno show politico e politicizzato, come invece si vuol far intendere nell’articolo di Ersilio. Non ho mai sentito don Simone fare anche solo un accenno in campo politico. Proviamo ad interrogarci: preferiamo ascoltare un sacerdote nel quale si vede che dentro brilla la fiamma della vocazione, che ci dona spunti concreti di riflessione, che offre omelie di alto livello e che analizzano anche il nostro quotidiano, o ascoltare un sacerdote che sembra non vivere nemmeno nel nostro mondo, che offre una predicazione che quasi, a volte, si fa fatica a capire? Non ritengo, di conseguenza a quello che ho appena scritto, che il Senatore Mantovani debba essere coinvolto in questioni di questo tipo. Primo, perché non è sua competenza, secondo perché non ne vedo il motivo. Se il Sindaco, in passato, ha mostrato insofferenze e fastidi verso certi comportamenti, beh, non si può negare che non abbia di certo fatto la cosa giusta, mentre in questo caso non sussistono i presupposti per sostenere che le omelie di don Riva invadano il campo dello Stato. Concludo rinnovando la mia stima e il mio affetto nei confronti di don Simone. E vorrei che vi metteste tutti in guardia, questo si, ma non nei confronti di chi, animato da uno spirito autentico, sveglia il can che dorme, ma da chi, assopendo e coccolando le nostre coscienze, per cui il “lassez faire, lassez passer” è conveniente in qualsiasi occasione, quando gli fa comodo, rischia di far più guai che un’avvincente predica della domenica. Ringrazio di nuovo Ersilio per la possibilità di pubblicare liberamente ciò che penso, senza vincoli, sul suo sito.
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