IERI
SERA ASSEMBLEA PUBBLICA DELL'EX GRUPPO DI OPPOSIZIONE
Il 'delirio' di un uomo, Angelo Borsa. Al quale consigliamo,
vivamente, di cambiare paese
Angelo Borsa, di
fronte a 38 persone, cita 114 volte Mantovani e solo 4 Arconate. Poi
ne spara tre veramente grosse. La prima: “Io sono arconatese ma mi
vergogno di esserlo”. La seconda: “Dopo che i consiglieri di
maggioranza si sono dimessi, la gente avrebbe dovuto tirare i
sampietrini contro di loro”. La terza: “Stasera non
c’è nessuno perché i cittadini che vengono alle nostre
riunioni, sono schedati”. C’è da chiedersi se l’opposizione, ad
Arconate, debba essere conciata così. Unico intervento degno di
nota: quello dell’ex sindaco Luciano Poretti, al solito il più
lucido.
EX CAPOGRUPPO -
L'ex capogruppo di opposizione Angelo Borsa ha
tenuto
l'ennesimo comizio
contro Mario Mantovani. Ad ascoltarlo però solo
38 persone,
di cui 22 addetti
ai lavori. In pratica, una riunione familiare
di Ersilio
Mattioni
ARCONATE (27 marzo 2009) -
E’ tutto nei numeri che, come spesso accade, dicono
più di tante parole. Ed eccole allora le cifre
impietose dell’assemblea pubblica di giovedì 26
marzo, organizzata dall’ex gruppo di opposizione
Insieme per Arconate. Presenti: 38. Addetti ai
lavori: 20. Giornalisti: 2. Cittadini: 16. In
pratica, una riunione familiare. Se alle ultime
elezioni la lista guidata da Angelo Borsa ha preso
il 33%, cosa succederà alle prossime? Meglio non
fare previsioni… A Borsa è comunque andata meglio
che al Pd: la serata dedicata alla riforma
scolastica, presente l’ex ministro Maria Pia
Garavaglia, ha fatto
registrare 30 persone scarse, alcune di fuori paese.
Insomma, fra tutti è una bella gara.
SOLITO COMIZIO CONTRO MANTOVANI - Ma il
problema non è tanto il disinteresse dei cittadini
nei confronti di un movimento politico che ormai ha
fatto il suo tempo e che andrebbe rifondato da zero,
cosa che il sottoscritto si è sforzato di dire,
sempre inascoltato, nel corso degli ultimi due anni
e mezzo. Il problema, quello vero, riguarda
contenuti e linguaggi della serata. Borsa si è
lanciato nell’ennesimo comizio contro Mantovani. E
sembrava di assistere al delirio di un giapponese
sull’atollo. Avete presente? Quei soldati che, a
guerra finita da dieci anni, continuavano a
combattere perché nessuno li aveva avvisati.
Imbarazzante. Citiamo i numeri, ancora una volta
illuminanti: 114 volte è stata pronunciata la parola
‘Mantovani’, mentre 4 volte è stato pronunciato il
nome di ‘Arconate’. Detto questo, detto tutto.
LE FRASI, SCONCERTANTI, DI BORSA - Mantovani
è una specie di ossessione per Borsa e per alcuni
dei suoi seguaci. C’è da credere che il senatore
faccia loro visita di notte, dentro incubi
terribili. Sembra quasi che senza l’ex sindaco non
possano né vivere né fare politica. La dimostrazione
è nelle frasi, alcune veramente sconcertanti, che
Borsa ha scandito ieri sera. Ce n’è un repertorio
infinito, dal quale ne prendiamo tre. La prima: “Io
sono arconatese ma mi vergogno di esserlo”. La
seconda: “Dopo che i consiglieri di maggioranza si
sono dimessi, la gente avrebbe dovuto tirare i
sampietrini contro di loro. Invece nulla!”. La
terza: “Stasera non c’è nessuno perché i cittadini
hanno paura di venire alle nostre riunioni: vengono
schedati”. E avanti tutta la sera con discorsi di
questo tipo, fra pessimismo, disfattismo e
vittimismo della peggior specie. Più che a
un’assemblea, sembrava di essere a un funerale. La
sfiga esiste, d’accordo. Però si potrebbe evitare di
tirarsela addosso.
COLONNELLI TANTI, TRUPPE ZERO - Sorvoliamo su
alcuni momenti di tristezza infinita, tipo quando
Borsa si è rivolto alla platea con una domanda
chiara: “Chi di voi vuole aiutarci a presentare una
lista per le elezioni comunali? Se qualcuno è
disponibile, alzi la mano”. Mani alzate: zero. E
sorvoliamo anche sul fastidioso ritornello: “La
gente ad Arconate è ignorante, non c’è cultura. Per
questo poi vota Mantovani”. Ma chi dice queste cose,
ci crede davvero? Boh, andremo a Busto Garolfo per
cercare qualche genio, anche se non siamo affatto
sicuri che la caccia sarebbe così abbondante, anzi.
La verità è che questi comizi deliranti non portano
da nessuna parte e possono produrre un solo
risultato: lasciare Mantovani al governo di Arconate
per tutta la vita.
MA NON SI DOVEVA PARLARE DI FUTURO? - Il tema
forte della serata è stato di grande attualità:
palazzo Taverna, una vicenda che ha origine nel
1987. Ma non si doveva parlare di futuro? Ecco, il
punto decisivo è proprio qui: con una classe
politica del passato è impossibile pensare al
futuro. Borsa non è riuscito neppure a rispondere
all’unica domanda seria che gli è stata posta. L’ha
formulata l’esponente del Pd Peppo Rolfi: “Quello
che è stato fatto l’abbiamo capito. Ma cosa volete
fare alle prossime elezioni?” Risposta nebulosa nei
primi tre minuti, poi altro comizio contro
Mantovani.
BASTEREBBE UN PO' DI BUON SENSO - E sarà pur
vero, come ha ricordato Sandro Poretti, che
l’individualismo è dilagante e che è, in sé, un
nemico della partecipazione alla vita pubblica.
Detto questo però, facciamo un passo avanti: nessun
politico inventa gli elettori ai quali vuole
rivolgersi. Gli elettori sono sempre gli stessi:
bisogna trovare un modo e un linguaggio per parlare
con loro. Alta politica? No, semplice buon senso,
unito a un po’ di sano pragmatismo lombardo.
L'EX SINDACO PORETTI - Da apprezzare, per
competenza e capacità di analisi, l’intervento
dell’ex sindaco Luciano Poretti, al solito il più
lucido di tutti. Chissà se almeno lui riuscirà a far
ragionare quella che sembra, a tutti i livelli,
un’armata brancaleone.