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ARCONATE

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Arconate, 27 marzo 2009

 

IERI SERA ASSEMBLEA PUBBLICA DELL'EX GRUPPO DI OPPOSIZIONE

Il 'delirio' di un uomo, Angelo Borsa. Al quale consigliamo, vivamente, di cambiare paese

Angelo Borsa, di fronte a 38 persone, cita 114 volte Mantovani e solo 4 Arconate. Poi ne spara tre veramente grosse. La prima: “Io sono arconatese ma mi vergogno di esserlo”. La seconda: “Dopo che i consiglieri di maggioranza si sono dimessi, la gente avrebbe dovuto tirare i sampietrini contro di loro”. La terza: “Stasera non c’è nessuno perché i cittadini che vengono alle nostre riunioni, sono schedati”. C’è da chiedersi se l’opposizione, ad Arconate, debba essere conciata così. Unico intervento degno di nota: quello dell’ex sindaco Luciano Poretti, al solito il più lucido. 

EX CAPOGRUPPO - L'ex capogruppo di opposizione Angelo Borsa ha tenuto

l'ennesimo comizio contro Mario Mantovani. Ad ascoltarlo però solo 38 persone,

di cui 22 addetti ai lavori. In pratica, una riunione familiare 

 

di Ersilio Mattioni

ARCONATE (27 marzo 2009) - E’ tutto nei numeri che, come spesso accade, dicono più di tante parole. Ed eccole allora le cifre impietose dell’assemblea pubblica di giovedì 26 marzo, organizzata dall’ex gruppo di opposizione Insieme per Arconate. Presenti: 38. Addetti ai lavori: 20. Giornalisti: 2. Cittadini: 16. In pratica, una riunione familiare. Se alle ultime elezioni la lista guidata da Angelo Borsa ha preso il 33%, cosa succederà alle prossime? Meglio non fare previsioni… A Borsa è comunque andata meglio che al Pd: la serata dedicata alla riforma scolastica, presente l’ex ministro Maria Pia Garavaglia, ha fatto registrare 30 persone scarse, alcune di fuori paese. Insomma, fra tutti è una bella gara.

SOLITO COMIZIO CONTRO MANTOVANI - Ma il problema non è tanto il disinteresse dei cittadini nei confronti di un movimento politico che ormai ha fatto il suo tempo e che andrebbe rifondato da zero, cosa che il sottoscritto si è sforzato di dire, sempre inascoltato, nel corso degli ultimi due anni e mezzo. Il problema, quello vero, riguarda contenuti e linguaggi della serata. Borsa si è lanciato nell’ennesimo comizio contro Mantovani. E sembrava di assistere al delirio di un giapponese sull’atollo. Avete presente? Quei soldati che, a guerra finita da dieci anni, continuavano a combattere perché nessuno li aveva avvisati. Imbarazzante. Citiamo i numeri, ancora una volta illuminanti: 114 volte è stata pronunciata la parola ‘Mantovani’, mentre 4 volte è stato pronunciato il nome di ‘Arconate’. Detto questo, detto tutto.

LE FRASI, SCONCERTANTI, DI BORSA - Mantovani è una specie di ossessione per Borsa e per alcuni dei suoi seguaci. C’è da credere che il senatore faccia loro visita di notte, dentro incubi terribili. Sembra quasi che senza l’ex sindaco non possano né vivere né fare politica. La dimostrazione è nelle frasi, alcune veramente sconcertanti, che Borsa ha scandito ieri sera. Ce n’è un repertorio infinito, dal quale ne prendiamo tre. La prima: “Io sono arconatese ma mi vergogno di esserlo”. La seconda: “Dopo che i consiglieri di maggioranza si sono dimessi, la gente avrebbe dovuto tirare i sampietrini contro di loro. Invece nulla!”. La terza: “Stasera non c’è nessuno perché i cittadini hanno paura di venire alle nostre riunioni: vengono schedati”. E avanti tutta la sera con discorsi di questo tipo, fra pessimismo, disfattismo e vittimismo della peggior specie. Più che a un’assemblea, sembrava di essere a un funerale. La sfiga esiste, d’accordo. Però si potrebbe evitare di tirarsela addosso.

COLONNELLI TANTI, TRUPPE ZERO - Sorvoliamo su alcuni momenti di tristezza infinita, tipo quando Borsa si è rivolto alla platea con una domanda chiara: “Chi di voi vuole aiutarci a presentare una lista per le elezioni comunali? Se qualcuno è disponibile, alzi la mano”. Mani alzate: zero. E sorvoliamo anche sul fastidioso ritornello: “La gente ad Arconate è ignorante, non c’è cultura. Per questo poi vota Mantovani”. Ma chi dice queste cose, ci crede davvero? Boh, andremo a Busto Garolfo per cercare qualche genio, anche se non siamo affatto sicuri che la caccia sarebbe così abbondante, anzi. La verità è che questi comizi deliranti non portano da nessuna parte e possono produrre un solo risultato: lasciare Mantovani al governo di Arconate per tutta la vita.

MA NON SI DOVEVA PARLARE DI FUTURO? - Il tema forte della serata è stato di grande attualità: palazzo Taverna, una vicenda che ha origine nel 1987. Ma non si doveva parlare di futuro? Ecco, il punto decisivo è proprio qui: con una classe politica del passato è impossibile pensare al futuro. Borsa non è riuscito neppure a rispondere all’unica domanda seria che gli è stata posta. L’ha formulata l’esponente del Pd Peppo Rolfi: “Quello che è stato fatto l’abbiamo capito. Ma cosa volete fare alle prossime elezioni?” Risposta nebulosa nei primi tre minuti, poi altro comizio contro Mantovani.

BASTEREBBE UN PO' DI BUON SENSO - E sarà pur vero, come ha ricordato Sandro Poretti, che l’individualismo è dilagante e che è, in sé, un nemico della partecipazione alla vita pubblica. Detto questo però, facciamo un passo avanti: nessun politico inventa gli elettori ai quali vuole rivolgersi. Gli elettori sono sempre gli stessi: bisogna trovare un modo e un linguaggio per parlare con loro. Alta politica? No, semplice buon senso, unito a un po’ di sano pragmatismo lombardo.

L'EX SINDACO PORETTI - Da apprezzare, per competenza e capacità di analisi, l’intervento dell’ex sindaco Luciano Poretti, al solito il più lucido di tutti. Chissà se almeno lui riuscirà a far ragionare quella che sembra, a tutti i livelli, un’armata brancaleone.

 

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