Archivio ARTICOLI

ARCONATE

La pagina di

La malavita invade il territorio: affari sporchi e i primi due cadaveri eccellenti

La 'ndrangheta spaventa l'Altomilanese, a colpi di pistola

 

ALLARME 'NDRANGHETA - Il bar di San Vittore Olona, dove lo scorso 15 luglio è stato ucciso, con tre colpi di pistola in faccia, il boss della 'ndrangheta Carmine Novella. Dopo due mesi e mezzo un altro omicidio malavitoso si è consumato a San Giorgio su Legnano. Le infiltrazioni mafiose nell'Altomilanese sono ormai un fatto accertato 

di Ersilio Mattioni

 

LEGNANO (21 ottobre 2008) - Due omicidi di stampo malavitoso distanziati fra loro da soli 74 giorni, una cosa mai vista nell'Altomilanese che, storicamente, è immune da certi fenomeni. Anzi, secondo il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi - che qualche settimana fa ha presieduto a Legnano il primo vertice sulla sicurezza del territorio - i nostri paesi sarebbero al riparo da infiltrazioni mafiose, proprio perché non sono omertosi. Una tesi ottimista che però non regge alla prova dei fatti. Gli identikit delle persone assassinate sembrano infatti suggerire l'esatto contrario. Quei cadaveri sono eccellenti: sono quelli di esponenti di primo piano della 'ndrangheta calabrese. Il che testimonia la volontà delle cosche di stabilire una base nell'Altomilanese, allo scopo di avviare affari illeciti e ripulire soldi sporchi, soprattutto nell'edilizia.

 

La guerra fra cosche comincia il 15 luglio 2008, in pieno giorno, a San Vittore Olona. Sono le due del pomeriggio e Carmelo Novella è al bar, mentre beve, chiacchiera e gioca a una macchinetta videopoker. All'improvviso entrano due killer a volto coperto e gli sparano tre colpi di pistola in pieno viso. L'uomo muore sul colpo, mentre i suoi assassini si dileguano, facendo perdere per sempre le loro tracce. Passano meno di due mesi e mezzo. E' il 27 settembre e siamo a San Giorgio su Legnano, quando una telefonata informa i Carabinieri che nei pressi del cimitero c'è un corpo all'apparenza privo di vita. I militari arrivano sul posto e l'apparenza diventa realtà: quel corpo è un cadavere, quello del 34enne Cataldo Aloisio. Ha un foro di pistola che dalla bocca gli arriva alla nuca. Ma chi sono Carmelo Novella e Cataldo Aloisio? Innanzitutto, non sono due illustri sconosciuti. Sono, al contrario, due esponenti di primo piano della ‘ndrangheta, giunti nel Legnanese col chiaro scopo di avviare attività illecite. La loro storia comincia in Calabria e vale la pena di essere raccontata.

 

Novella si fa strada nella malavita locale e diventa il boss della cosca di Catanzaro, fino al giorno in cui viene arrestato. I magistrati lo processano e lo condannano per varie attività illegali, confiscandogli un bottino di 5 milioni di euro. Quando Novella torna libero, capisce che in terra calabrese il suo destino è segnato: sarebbe guardato a vista. Chi sta più in alto di lui gli affida così un incarico di responsabilità: trasferirsi in Lombardia e creare le condizioni favorevoli per far prosperare la 'ndrangheta. Detto, fatto. Novella va ad abitare San Vittore Olona. Perché non in Brianza o nel sud-est milanese, dove già la ndrangheta è di casa? Proprio per quello, perché è di casa. Invece i boss calabresi hanno in mente un altro progetto: radicarsi in una zona all'apparenza vergine, per la precisione l'Altomilanese. Lo scopo, avviare attività illecite e ripulire i soldi sporchi (quelli del traffico di droga, soprattutto) nel campo che più di altri funziona da potente lavatrice: l'edilizia. Le cose vanno diversamente, perché Novella viene ucciso nel più classico regolamento di conti.

 

Aloisio non è un boss, è ancora giovane. Ma la 'ndrangheta ripone in lui una grande fiducia: il ragazzo, cresciuto in fretta e considerato molto sveglio, è nientemeno che il genero del boss Giuseppe Farao, capo dalla temibile cosca di Cirò Marina. Anche Farao è interessato a insediare cellule della 'ndrangheta nell'Altomilanese. Lo ha già fatto, vuole continuare a farlo e ritiene che Aloisio sia l'uomo giusto. Così lo manda a vivere a San Giorgio su Legnano. Obiettivi da raggiungere, gli stessi di Novella. Ecco, le cosche si fanno concorrenza, forse si pestano i piedi o forse qualcosa non funziona nel rapporto fra i malavitosi lombardi e la terra madre, quella Calabria dove vengono prese tutte le decisioni. Per ora, siamo nel campo delle ipotesi. La guerra fra cosche, in ogni caso, preoccupa non poco gli inquirenti, i quali temono pesanti conseguenze sia in Calabria sia in Lombardia.

 

Fin qui le storie di due malavitosi uccisi da altri malavitosi, storie che nel Sud non fanno più notizia. Si ammazzano tra loro e lo Stato guarda, quasi impotente. Anzi, spesso tratta con le varie mafie in cambio di voti alle elezioni. Che il Sud possa liberarsi un giorno dalla 'ndrangheta, dalla mafia, dalla camorra o dalla sacra corona unita, è una speranza remota che qualcuno può continuare a coltivare. Ma questo non è il Sud. Questo è un territorio tranquillo. E se gli addetti ai lavori sanno bene che la 'ndrangheta è già penetrata anche nell'Altomilanese, sanno anche (o meglio sapevano) che qui la malavita cerca di rendersi invisibile, non spara, non uccide, non vuole clamore. Invece le cose sono cambiate. Se qualcosa va per il verso storto, si ammazza alla luce del sole. E adesso la 'ndrangheta fa paura, anche qui.

 

TORNA SU