HOME

archivio NOTIZIE

In 60 anni di storia repubblicana non si conosce un solo democristiano che si sia dimesso da qualche cosa. Mastella sarebbe l’eccezione?

AGLI ARRESTI LA MOGLIE DI MASTELLA.

IL MINISTRO, PURE LUI INDAGATO, SBOTTA: “MI DIMETTO”. PRODI: “RIMANI”. E CLEMENTE CI PENSA. SOLITA PANTOMIMA ITALIANA

 

LA COPPIA DI CEPPALONI – Clemente Mastella con la moglie Sandra Lonardo al Columbo’s Day. Alla coppia di Ceppaloni piace viaggiare, soprattutto a spese dei contribuenti

di Ersilio Mattioni

ROMA (16 gennaio 2008) – Chi pensava di essersi liberato di Clemente Mastella, come il nostro sito va auspicando da mesi, è invitato ad aspettare prima di gioire. È vero, il guardasigilli si è dimesso. Però Romano Prodi gli ha chiesto di restare. E lui ha concluso con il più classico dei “ci penserò”. Fin qui la cronaca di oggi, in estrema sintesi. Il tutto origina dall’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere che coinvolge una trentina di persone, fra cui Sandra Lonardo, presidente del consiglio regionale della Campania e moglie di Clemente, verso la quale sono stati disposti gli arresti domiciliari nella nota e lussuosa residenza di Ceppaloni, in provincia di Benevento. L'inchiesta giudiziaria riguarderebbe un presunto giro di favori e l’episodio contestato alla moglie di Mastella riguarderebbe le modalità seguite per una nomina nell'ospedale di Caserta. Fra gli altri arrestati l’ingegner Carlo Camilleri, suocero di uno dei figli di Mastella. Camilleri è piantonato dagli agenti della polizia penitenziaria nell’ospedale Rummo di Benevento, dove è stato ricoverato ieri sera a seguito di un improvviso malore. 

Ma cosa c’entra l’inchiesta su Sandra Lonardo e altri con le dimissioni di Mastella da ministro della giustizia? Niente, all’apparenza. Invece, in questa strana Italia dove il lavoro dei magistrati deve essere letto sempre e per forza in chiave politica, i due fatti vanno collegati. A farlo è lo stesso Mastella, dichiarando: “Ho resistito a molte scorribande corsare sul fronte personale, ora però getto la spugna. Mi dimetto, ho paura: sono percepito come un nemico da frange estremiste delle toghe che hanno preso mia moglie in ostaggio”. Parole che sarebbero gravi e offensive, se pronunciate da persona che sapesse quel che dice. Tranquilli. Non è il caso di Mastella. Che diventa persino patetico, quando afferma: “Mi dimetto per riaprire una grande questione democratica, anche perché, come ha detto Fedro, gli umili soffrono quando i potenti si combattono”. E a questo punto, non si sa se ridere o piangere. 

C’è da piangere, di sicuro, leggendo le reazioni del mondo politico. Un coro pressoché unanime (escluso Antonio Di Pietro) di solidarietà “umana e politica”, da destra a sinistra passando per l’intero centro, ovviamente. Anche qui, nulla di nuovo: è la solita e sgradevole casta che si autoassolve, sempre, da ogni cosa. Insomma, dell’inchiesta non sappiamo nulla ma tutti sembrano convinti che Mastella sia una vittima. Verso sera si apprende che anche Mastella è indagato, nella stessa inchiesta della consorte. Il ministro già lo sapeva. Ma non l’ha detto.  

In conclusione, ci siamo liberati di Mastella sì o no? Non lo sappiamo. Sappiamo che in sessant’anni di storia repubblicana non c’è stato un solo democristiano che si sia dimesso da una qualsiasi carica. Mastella farà l’apripista? Noi non ci crediamo. Però speriamo di sbagliarci.

 

TORNA SU