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Cambiano i governi, restano le pazzie: ma la Lega, stavolta, fa sul serio?

Berlusconi e Prodi per la prima
volta d’accordo: ad Alitalia 300
milioni di euro, soldi sottratti alla
ricerca scientifica. Bella pirlata!
 

I DUE BALORDI SPENDONO, MA IL BANCO PIANGE – Berlusconi e Prodi per la prima volta d’accordo: decidono insieme di buttare nel cesso 300 milioni di euro, rubandoli alla ricerca scientifica e prestandoli ad Alitalia. Era meglio quando litigavano…

di Ersilio Mattioni

ROMA (1 maggio 2008) – Abbiamo riflettuto. E siamo giunti alla conclusione che non è importante capire se si tratti dell’ultimo provvedimento del governo Prodi o del primo del governo Berlusconi. Di sicuro, si tratta di una cazzata grossa come una casa: 300 milioni di euro a quel baraccone che si chiama Alitalia, ben sapendo che si tratta di denaro pubblico buttato via.

C’è di peggio: quei soldi sono stati stornati dal già magro bilancio della ricerca scientifica. Insomma, una cosa talmente pazzesca da far ridere tutte le democrazie occidentali. Non perché sia obbligatorio essere liberali (e quindi, in economia, liberisti), ma perché, se vuoi governare uno stato, dovrebbero essere obbligatorio non essere coglioni. Condizionale quanto mai necessario, dal momento che in questa disgraziata nazione si sono messi addirittura in due per buttare nel cesso 300 milioni di euro. Il primo si chiama Silvio Berlusconi (che ha chiesto al governo ancora in carica di accordare il prestito alla compagnia di bandiera), il secondo si chiama Romano Prodi che, quel sciagurato prestito, ha in effetti accordato. Lo chiamano “intervento a favore del rilancio di Alitalia”, mentre è il provvedimento più becero e più assistenzialista che si potesse immaginare.

Ma perché la Lega Nord non l’ha bloccato? Confidavamo in Bossi e nei suoi adepti, in effetti. E invece siamo stati costretti a subire in silenzio le decisione imposte da Roma. Non disperiamo. Siamo solo all’inizio e il Carroccio, qualche boccone amaro in un sistema di coalizione e di alleanze, deve pur ingoiarlo. Come segnale di partenza, tuttavia, ci rattrista non poco: sia perché il Nord produttivo da tempo si è rotto le scatole di pagare per tutti sia perché quel denaro sarebbe servito di più agli istituti di ricerca, sia perché, infine, dubitiamo che con queste premesse si faranno le quanto mai necessarie liberalizzazioni. Un copione già visto: tutti liberali quando siedono all’opposizione, tutti statalisti quando vanno al governo. E’ il solito carnevale. Inutile stupirsi.

 
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