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Avevano bloccato i lavori del Mose occupando il cantiere 22 NO GLOBAL RINVIATI A GIUDIZIO PER OCCUPAZIONE ABUSIVA E SABOTAGGIO. TRA LORO ANCHE IL CUGINO DEL SINDACO CACCIARI
a cura della redazione di www.ersiliomattioni.it
VENEZIA (5 novembre 2007) – Il 6 settembre 2006 erano entrati nel cantiere del Mose del Lido di Venezia - il complesso sistema che prevede anche barriere mobili in costruzione per la salvaguardia della città dall'acqua alta - bloccando di fatto i lavori in corso. Il blitz dei disobbedienti, circa 200 giovani no global, era scattato ai cancelli principali del cantiere: i manifestanti avevano attraversato alcune dune di sabbia che separano la zona lavori da un’area dove i no global stavano tenendo la manifestazione Global Beach, una sorta di contromostra del cinema. I no global si erano piazzati davanti a ruspe e gru bloccandone il movimento e quindi vi si sono seduti o arrampicati sopra, esponendo alcuni striscioni con scritte tipo “Fermiamo l'ecomostro!”, “Il Mose si mangia Venezia” e “Fermiamo il Mose per salvare la laguna di Venezia dal mare e dagli uomini”. I disobbedienti erano stati tutti quanti denunciati e ieri, per 22 di loro, è scattato il rinvio a giudizio. Il leader dei no global del nordest, Luca Casarini, e altri 21 no global sono accusati di sabotaggio, manifestazione non autorizzata e occupazione abusiva di edificio. Casarini è anche accusato di minacce nei confronti del Presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan e dei vertici del Consorzio Venezia Nuova, concessionario per le opere di salvaguardia della città lagunare. Oltre a Casarini, tra i nomi di spicco dei 22 rinviati a giudizio, figurano l’ex assessore veneziano dei Verdi Beppe Caccia e i leader dei centri sociali di Venezia, Mestre e Padova, Tommaso Cacciari (cugino del sindaco), Michele Valentini e Max Gallob. La prima udienza del processo è fissata per il 16 maggio 2008. |